Domenico Cimarosa nasce ad Aversa nel 1749.
E’ considerato tra i più rappresentativi della Scuola Musicale Napoletana; ha dato un’impronta personale e particolare all’opera buffa del tardo settecento. I suoi lavori sono caratterizzati da una scrittura musicale fluida, con accenni ironici e drammatici; con la musica e i dialoghi vuole rappresentare personaggi che danno vita a situazioni buffe sì, ma talora velate da quella vena patetica e affettuosa che è tipica dell scuola napoletana.
All’attività di compositore di opere, si affianca quella di organista presso la Cappella Reale Napoletana e la collaborazione con l’Ospedale veneziano dei Derelitti; scrive numerose sonate per clavicembalo e per fortepiano, dove ricerca una semplificazione della tecnica cembalistica.
Quando Domenico ha quattro anni, la famiglia si trasferisce a Napoli, dove, il padre, muratore addetto alla costruzione del Palazzo di Capodimonte, muore sul lavoro.
Viene ospitato dai padri Conventuali e padre Polcano, intuendo il suo talento musicale, si incarica della sua formazione; viene poi iscritto al conservatorio Santa Maria di Loreto a Napoli per completare la sua istruzione musicale.
In breve tempo si dimostra abile violinista, provetto clavicembalista, organista, nonchè compositore di musica sacra e brani d’opera che egli stesso interpreta.
La commedia per musica “Le stravaganze del conte”, in prima al Teatro dei Fiorentini di Napoli nel 1772, apre una continua serie di successi quali “La finta parigina”, “I Sdegni” “La finta Frascatana”. Seguono altri lavori e nel 1779 grazie al successo ottenuto con l’intermezzo “L’italiana in Londra”, Domenico Cimarosa diventa un nome conosciuto in tutta Europa; alcune sue opere sono tradotte in tedesco e vengono rappresentate a Dresda.
L’elenco delle sue composizioni è notevole; giova ricordare “Le trame deluse ovvero I raggiri scoperti”, opera preferita da G. Rossini che da essa trae materiale per la sua famosa Cenerentola.
Nel corso del 1786 scrive l’intermezzo comico “Il maestro di Cappella”.
A dicembre del 1787 Cimarosa è a san Pietroburgo in qualità di maestro di cappella alla corte della zarina Caterina la Grande.
Durante la permanenza in Russia scrive opere buffe, cantate sacre e qualche opera seria, di cui l’ultima sembra essere Cleopatra.
Nel 1791 intraprende il viaggio di ritorno in Italia.
Si ferma qualche tempo a Varsavia dove rappresenta “Le trame deluse”, “Il credulo” e “L’impresario in angustie”; successivamente soggiorna a Vienna dove, nel 1792, viene rappresentato il suo capolavoro “Il matrimonio segreto”. Quest’opera, per volere dell’imperatore, viene replicata la sera stessa della prima, e quando Cimarosa fa rientro a Napoli, dopo sei anni di assenza, “Il matrimonio segreto” va in scena per ben 110 serate consecutive.
Per l’appartenenza al partito liberale e per contrasti con la corte borbonica, viene condannato a morte; la pena è tramutata in esilio che sconta a Venezia, dove si spegne nel 1801.
- Il Maestro di Cappella
Il maestro di cappella, essendo basata sun un solo personaggio, è una composizione del tutto diversa dagli altri intermezzi settecenteschi; il maestro di cappella (baritono) cerca con numerosi e buffi tentativi di fare eseguire all’orchestra un brano da lui composto.
Frammento della registrazione live effettuata alla Villa Medicea di Poggio a Caiano
Giorgio Gatti, baritono – Orchestra Ars Cantus dell’Accademia Musicale di Firenze
Riccardo Cirri, direttore
- Il matrimonio segreto
Il matrimonio segreto, è un’opera viva, frizzante.
La vicenda si svolge in due atti in cui si muovono i personaggi:
Carolina, figlia di Geronimo
Paolino, aiutante di Geronimo, che ha sposato in segreto Carolina
Geronimo avaro ricco mercante
Elisetta, sorella arcigna invidiosa e dispettosa di Carolina
Il conte Robinson cui Geronimo ha destinato in moglie la figlia Elisetta
La zia Fidalma, matura zitella che in segreto è innamorata di Paolino
I due sposi cercano occasioni per stare insieme, Paolino vorrebbe convincere Carolina a lasciare la casa paterna; si sviluppano una serie di situazioni che, nella loro comicità, ingarbugliano sempre più la vicenda, che solo nel finale trova soluzione con la mancata fuga e la rivelazione del matrimonio; si chiude con la tipica scena settecentesca del lieto fine.
Sinfonia
Finale
