Franz Joseph Haydn – Sinfonia n. 76 in Mi bemolle maggiore.
La Sinfonia n.76, composta nel 1782, è una pagina tecnicamente impegnativa, senza virtuosismi, scorrevole e accattivante all’ascolto. Articolata in quattro movimenti, Allegro, Adagio, Minuetto e Trio, Allegro ma non troppo, prevede in organico: flauto, 2 oboi, fagotti, 2 corni, archi.
Questa, a differenza di moltre altre sinfonie di Haydn che iniziano con un tempo lento, presenta subito un movimento veloce. Si sviluppa il primo soggetto con l’alternanza di vigorosi accordi arpeggiati; qualche frase a diminuire ma non è presente un secondo tema, se non una breve idea esposta in pianissimo nella chiave tonica.
L’adagio anticipa stilemi e colori preromantici, che ritroveremo poi, soprattutto, in Schubert e Weber. Iniziano i violini e il tema si sviluppa con i soli archi; più avanti si aggiungono i fiati. Episodi suadenti e leggeri si alternano con altri oscuri e minacciosi, la chiusura è alquanto agitata.
Una certa concitazione permane in parte nel minuetto, stemperata, tuttavia, da frasi lunghe e legate.
Il finale espone una briosa e leggera idea tematica, ripresa dal flauto con piccole variazioni; le dinamiche sono alquanto moderate.
Sinfonieorchester des Norddeutschen Rundfunks, dir. Gunter Wand


Notevolissimo l’adagio, in particolare la seconda parte con la sfuriata degli archi. Le sinfonie di Haydn mi fanno l’impressione di un diario in cui ogni giornata venga minuziosamente descritta. Il diario d’un uomo normale, s’intende, senza passioni eccessive né avvenimenti straordinari.
In compenso è spesso straordinaria la musica, che riesce ad esaltare inaspettatamente sensazioni quasi ordinarie. Mentre Mozart cerca, soprattutto nelle ultime sinfonie, di squarciare questo velo di normalità scoprendo abissi e Beethoven, più che scrivere sinfonie, crea monumenti, Haydn non si prefigge obiettivi impressionanti, ma spesso finisce col superare le aspettative con il suo linguaggio sempre accessibile ma ricco di sorprese.