W. A. Mozart – Quintetto per archi K 516 in Sol minore
Capolavoro ricco di drammaticità e bellezza, terminato il 16 maggio del 1787, cioè qualche giorno prima della morte del padre, è una pagina attraversata da profonde inquietudini di carattere decisamente preromantico.
La tonalità di sol minore, poco usuale in Mozart, conferisce un carattere drammatico che, via via, viene stemperato con momenti di serenità.
Il I° movimento, un Allegro bello e ricco di passionalità, concitazione, è in forma sonata con un fitto dialogo tra gli strumenti. Segue un Minuetto di forte e insolito pathos, accentuato dai numerosi contrasti dinamici. Si passa alla tonalità di Mi bemolle maggiore dell’Adagio ma non troppo, che non dissolve l’aspetto dolente, anzi lo accentua. I toni sono sofferti e confidenziali nell’Adagio, poi, un assolo del violino primo, introduce il rondò conclusivo, dal tema gaio e vivace.
Quartetto Amadeus, Cecil Aronowitz – viola
I – Allegro
II – Minuetto, Allegretto – Trio
III – Adagio ma non troppo
IV – Adagio – Allegro


Assieme al KV 515 e al quintetto di Schubert (entrambi in do maggiore), credo che questa sia la vetta del genere. Non si riuscirà forse mai a stabilire se effettivamente Mozart compose quest’opera inter lacrimas et luctum – per via della morte recente del padre – ma quel che conta è ciò che questa composizione esprime e trasmette all’ascoltatore, il contenuto universale di tutti i movimenti. Compreso l’ultimo, che rappresenta un altro enigma non da poco: è vera allegria? E’ disperazione vestita da spensieratezza?
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è un bell’interrogativo al quale credo che molti studiosi abbiano cercato di dare una risposta; ne sai qualcosa ?
Provo a spulciare qua e là: leggo che, a proposito del Finale, Mila parla di “consueta liberazione mozartiana nel fiabesco”, Einstein di “minore alla seconda”, Poggi & Vallora dicono che è “in apparenza liberatorio ma sottilmente disperato”. Insomma, il mistero permane.
Qualcosa di simile si ripete anche in Beethoven (!) in un suo Quartetto, e non uno qualsiasi: il Serioso op. 95, con un Finale che contraddice tutto quel che lo ha preceduto. E che dire di quell’accelerazione in maggiore che chiude il suo Terzo concerto op. 37 per piano, dopo che il do minore ha signoreggiato nei tempi estremi, frenato solo dal tenero mi maggiore del Largo, tonalità certo non festosa?
bene! agli altri … le indagini, a me la musica :-)