Händel – Il Trionfo del Tempo e del Disinganno
Allegoria sulla fugacità della bellezza terrena, Il Trionfo del Tempo e del Disinganno viene scritto nel 1707 su libretto del cardinale Pamphilj e rappresentato nei concerti quaresimali organizzati a Roma dal cardinale Ottoboni.
In questo primo oratorio, Händel, ancora giovanissimo, dimostra di saper padroneggiare in maniera splendida lo stile italiano; alcune pagine saranno riutilizzate in altre opere, come l’aria “Lascia la spina, cogli la rosa”, divenuta poi la celebre “Lascia ch’io pianga”, cantata da Almirena nel Rinaldo.
Trent’anni dopo, Händel rivede la partitura cambiandone il titolo in “Il Trionfo del tempo e della verità”; vi rimette mano ancora nel 1757 e lo fa tradurre in inglese con il titolo “The Triumph of the Time and Truth”.
Il libretto (qui disponibile http://www.rodoni.ch/opernhaus/trionfo/trionfo.html ), che esalta i toni moraleggianti del cardinale Pamphilj, è centrato su quattro figure allegoriche: Bellezza (soprano) – Piacere (soprano) – Tempo (tenore) – Disinganno (contralto); la bellezza in un primo momento viene sedotta dal piacere, poi, incalzata dalle riflessioni del tempo e del disinganno, prende coscienza di quanto sia effimera e vacua.
Prima Parte
Bellezza si contempla allo specchio chiedendosi per quanto ancora potrà godere del proprio fascino (Fido specchio).
Piacere le promette eterna giovinezza purché ella giuri di rimanergli fedele, ma Tempo e Disinganno si fanno avanti per illuminarla: (Se le bellezza perde vaghezza).
Piacere esalta la spensieratezza della gioventù, Disinganno addita il sentiero della virtù e Tempo ricorda gli effetti del proprio potere, evocando spaventose immagini cimiteriali (Urne, voi che racchiudete).
Bellezza vuole rimuovere il richiamo alla realtà (Un pensiero nemico di pace), ma Tempo e Disinganno non le danno tregua (Nasce l’uomo, ma nasce bambino – L’uomo sempre se stesso distrugge).
La scena si sposta nel regno di Piacere, un raffinato giardino adorno di sculture allegoriche dove risuonano le dolci note di un concerto (Un leggiadro giovinetto).
Bellezza è attratta dalle lusinghe di Piacere, ma Tempo e Disinganno insistono affinché abbracci una vita di penitenza.
Seconda Parte
Tempo svela lo specchio della verità; Bellezza rifiuta di guardarlo e chiede una dilazione al pentimento (Voglio Tempo per risolvere).
Piacere mette in atto l’estremo tentativo di seduzione (Lascia la spina), finché Bellezza, ormai conscia della propria natura effimera, si spoglia di tutti gli ornamenti, rompe lo specchio ingannatore e fa voto di terminare la vita in solitudine, come monaca in un chiostro. Tempo e Disinganno celebrano il proprio trionfo, mentre Bellezza maledice il momento in cui ha conosciuto Piacere che, sdegnato, si allontana da lei (Come nembo che fugge col vento).
In chiusura, Bellezza implora l’aiuto dell’angelo inviatole da Dio per accogliere la sua conversione (Tu del Ciel ministro eletto).
Gabrieli Consort & Players, dir. Paul Mc Creesh
Bellezza: Rebecca Bottone, soprano
Il Tempo: Roman Colett, tenore
Piacere: Renata Pokupic, mezzosoprano
Disinganno: Romina Basso, contralto
Ouverture
Fido specchio in te vagheggio
Se la bellezza perde vaghezza
Urne voi che racchiudete
Un pensiero nemico di pace
Nasce l’uomo, ma nasce bambino – L’uomo sempre se stesso distrugge
Un leggiadro giovinetto
Voglio tempo
Lascia la spina
Come nembo che fugge col vento
Gabrieli Consort & Players, dir. Paul Mc Creesh
Piacere: Vivica Genaux Mezzosoprano
Tu del Ciel Ministro Eletto
European Union Baroque Orchestra, dir. Lars Ulrik Mortensen
Soprano Maria Keohane, violino Huw Daniel.


Se non sbaglio il cardinale Pamphilj scrisse anche i libretti di alcune gustose Cantate che Handel musicò ottimamente, aggiungendo la propria struggente poesia a quella un po’ di maniera dell’eccelesiastico. Collaborazione singolare e potente, per i capolavori che ci ha lasciato.
Per esempio: