Georg Friedrich Händel – Il Messia

Georg Friedrich Händel – Il Messia
Oratorio per soli, coro e orchestra

Attraverso le suggestioni di una poderosa eloquenza sonora, in un elaborato gioco dove la mitezza si alterna al furore e la prostrazione al tripudio, nel Messia di Händel troviamo raffigurata l’intera gamma dei sentimenti e degli affetti.
Questo, oltre a Israele in Egitto, è l’unico oratorio il cui testo consiste esclusivamente in versi biblici, tratti dai libri dei profeti e dai salmi da Charles Jennens, che trovò ispirazione dal “Book of Common Prayer of the Church of England”. Il Messia fu composto in sole tre settimane dal 22 agosto al 14 settembre 1741, in uno di quei prodigi dell’ispirazione passati alla storia della musica. Händel rielabora molte composizioni vocali e strumentali precedentemente scritte e le congiunge a pagine scritte ex novo ottenendo un insieme sorprendente per coerenza e sistematicità.
Questo oratorio riflette lo stile dei grandi inni corali della tradizione polifonica inglese (gli anthems), mentre si allontana notevolmente dai dettami formali dell’opera, soprattutto nelle arie di tipo solistico. La funzione narrante e di “collegamento” qui è affidata al coro, a differenza dell’oratorio bachiano in cui la stessa funzione viene svolta dal tenore. La struttura compositiva alterna le arie dei solisti con la possente magnificenza dei brani corali, che la tessitura vocale e la tecnica contrappuntistica rendono particolarmente impegnativi. Dall’ouverture è un “crescendo” che raggiunge l’apice nel grande Coro dell’Alleluia, un vero e proprio “Coronation Anthem”, e qui potrebbe sembrare che tutto ciò che viene dopo sia quasi mortificato da un tale splendore e da una tale potenza. Ma Händel ci regala ancora altre emozioni quando la sua musica, senza rinunciare ad altri momenti di solennità, fa leva sulle corde dell’intimità; e se squilli di tromba rammentano il destino dei mortali sottoposti al terribile giudizio divino, la dolce malinconia delle linee melodiche sottolinea l’intima certezza del credente nella misericordia divina annunciata dal Messia.
Nell’aprile del 1742 a Dublino, alla prima rappresentazione, Händel impiega: quattro solisti (soprano, alto, tenore, basso), un coro a cinque voci, violino I° e II°, viola, violoncello, basso continuo, tromba I° e II°, timpani. E’ un organico che si amplia già dalla “prima” londinese, dove alla base della strumentazione abbiamo gli archi ancora concepiti in funzione polifonica, oboi e fagotti aggiunti per dare più consistenza alla linea dei violini e del basso continuo, e timpani e trombe in raddoppio per dare ancora più forza alla sonorità complessiva.
La rappresentazione a Dublino fu percepita immediatamente nel suo pieno valore, ma non così a Londra l’anno successivo; un insuccesso dovuto anche ai pregiudizi dei londinesi avverso l’uso delle Scritture fuori dal contesto liturgico.
Nella prima londinese (1743) il re Georgio II° fu talmente commosso, che per tutta la durata dell’Alleluia si alzò in piedi, ovviamente imitato da tutto il pubblico; questa divenne così una consuetudine tramandata fino ai giorni nostri in molti paesi anglosassoni.

Il Messia si compone di tre parti che comprendono 1 ouverture, 16 arie, 13 recitativi, 21 cori e una sinfonia pastorale.
L’esecuzione completa dell’oratorio ha una durata variabile di circa 2 ore e 30 minuti, qui propongo alcuni tra i brani più significativi.

Parte I° – 1. Sinfonia (Preludio strumentale in forma di ouverture francese)

E’ divisa in due movimenti: grave, allegro moderato. Il movimento lento iniziale viene ripetuto due volte poi l’allegro moderato è un fugato dall’andamento piacevole e spigliato; iniziano oboi e violini all’unisono e dopo quattro battute entrano fagotti, viole, basso continuo. Alla fine si torna per un momento al lento iniziale.

Parte I° – 4. Coro: And the glory, the glory of the Lord

“And the glory of the Lord shall be revealed. And all flesh shall see it together, for the mouth of the Lord hath spoken it.” (Isaia, 40.5)
“Apparirà pertanto la gloria del Signore e ogni uomo vedrà la sua magnificenza. Così ha parlato la bocca del Signore.” (Isaia, 40.5)
La breve introduzione orchestrale introduce i primi due dei quattro temi corrispondenti rispettivamente alle quattro semifrasi del testo: 1) “la gloria del Signore”; 2) “apparirà”; 3) “e ogni uomo vedrà la sua magnificenza”; 4) “Così ha parlato la bocca del Signore”. I quattro temi si annunciano l’uno dopo l’altro, ma poi si intrecciano a vicenda.

Parte I° – 7 Coro: And He shall purify

“And he shall purify the sons of Levi, that they may of fer unto the Lord an offering in righteousness.” (Malachia, 3.3)
“Ed egli purificherà i figli di Levi ed essi sarannoper il Signore quelli che portano offerte giuste.” (Malachia, 3.3)
Melodia molto gradevole, con piacevoli vocalizzi. I soprani propongono un fugato, seguiti da bassi, contralti e tenori. Quando la scena si è riempita e le quattro voci si sono ben mischiate in modo polifonico, si passa ad un canto omofonico, tutti cantano contemporaneamente le stesse parole, anche se le note sono diverse. Subito dopo riprende l’andamento polifonico sulla prima semifrase, con varianti rispetto alla prima versione. Alla fine, breve ripresa della parte omofonica sulla seconda semifrase e conclusione quasi sommessa.

Parte I°  – 9 Contralto: O thou that tellest

“O thou that tellest good tidings to Zion, get thee up into the high mountain. O thou that tellest good tidings to Jerusalem, lift up thy voice with strength; lift it up, be not afraid, say unto the cities of Judah, behold your God! ” (Isaia, 40.9)
“Arise, shine, for thy light is come, and the glorv of the Lord is risen upon thee.” (Isaia, 60.1)
“Sali sopra un alto monte, messaggera di Sion tu, alza con forza la tua voce, messaggera di Gerusalemme, alzala senza timore, dì alle città di Giuda: Ecco il vostro Dio!” (Isaia, 40.9)
“Sorgi, splendi, chè la tua luce viene, la gloria del Signore brilla su di te.” (Isaia, 60.1)
E’ un’aria molto bella. La melodia scorre piacevolmente anticipando il coro successivo. Strumenti e solista dialogano con garbo e delicatezza, si rallenta su ‘Behold your God’ per sottolinearne la solennità, interessanti i vocalizzi sulla parola “glory”.

Parte I° – 12. Coro: For unto us a Child is born

“For unto us a child is born, unto us a Son is given, and the government shall Be upon His shoulder, and His Name shall be called: Wonderful,Counsellor, The Mighty God, The Everlasting Father, The Prince of Peace”. (Isaia, 9.5)
“Ci è nato un pargolo, ci è stato donato un figlio, sulle cui spalle è il Principato e il cui nome è: mirabile consigliere, Dio potente, padre perpetuo, principe della pace.” (Isaia, 9.5)
E’ uno dei cori più belli dell’oratorio. Allegro, dolce, di evidente carattere natalizio, come espresso dal testo. La melodia era già stata utilizzata da Händel per l’aria “No di voi non vo’ fidarmi” composta prima del Messia. Il primo tema del brano viene elaborato in parte in forma di canone, una prima frase con varie note ribattute, seguite poi dalla ripetizione della prima frase e da un lungo vocalizzo. Intonano i soprani, seguono i tenori i contralti e infine i bassi, con piacevole intreccio di voci. La seconda frase (upon His shoulder) invece apre con una melodia nuova dal carattere più ritmato, quasi marziale. Aprono i tenori, poi i soprani, e poi insieme bassi e contralti. Dalla prima fase nettamente polifonica le quattro voci prosseguono in omofonia a esporre le ultime parole del testo. Riprendere il canone della prima frase e variazioni e alternanze col secondo tema si va verso la conclusione strumentale.

Parte II° – 19 Basso: Why do the nations so furiously

“Why do the nations so furiously rage together, why do the people imagine a vain thing? The kings of the earth rise up, and the rulers take counsel together against the Lord and against His anointed.” (Salmi, 2.1-2)
“Perché mai tumultuano le genti e le nazioni ordiscono trame fallaci? Insorgono i re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e il suo Unto.” (Salmi, 2.1-2)
Questa è una delle più belle pagine per basso dell’oratorio. Note ribattute introducono il solista, una melodia robusta in forma ascendente vuole rappresentare il ‘tumulto’ delle genti cui allude il testo, e vocalizzi di terzine fiammeggianti alludono alla ‘furia’ (‘furiosly’) della rabbia che qui viene descritta.

Parte II° – 23. Coro: Halleluja!

“Hallelujah, for the Lord God Omnipotent reigneth! ” (Apocalisse, 19.6)
“The Kingdom of this worid is become the Kingdom of our Lord and of His Christ, and He shall reign for ever and ever.” (Apocalisse, 11.15)
“King of Kings and Lord of Lords.” (Apocalisse, 19.16)
“Alleluia. Poiché ha preso possesso del regno il Signore, nostro Dio, l’Onnipotente.” (Apocalisse, 19.6)
“l regno del mondo è passato al nostro Signore al suo Cristo ed egli regnerà per i secoli dei secoli.” (Apocalisse, 11.15)
“Re dei re e Signore dei signori.” (Apocalisse, 19.16)
Chiude la seconda parte, questo famosissimo brano in cui distinguiamo:
– la melodia famosissima sulla parola “Halleluja”;
– una seconda melodia su “for the Lord God omnipotent reigneth'”;
– un altro tema, dalla linea discendente, sulle parole “The Kingdom of this world is become”;
– un fugato sulle parole “And He shall reign for ever and ever”.
– una declamazione su “King of Kings, and Lord of Lords”.
Dopo una brevissima introduzione orchestrale, compare il primo tema, interessante più per il modo in cui viene sviluppato che per il suo proprio disegno. Poi i bassi del coro, ripresi dai soprani propongono il secondo tema “For the Lord God omnipotent” che si intreccia ed alterna con innumerevoli ripetizioni con l’Halleluja, fino a sovrapporsi in una fitta rete polifonica.
Una sola battuta di orchestra introduce poi il terzo tema, omofonico, più calmo cui subito dopo segue il fugato sul tema “and He shall reign”. Poi le voci femminili intonano una declamazione sulle parole “King of Kings”, ferme sulla stessa nota. Le voci maschili vi contrappongono il “for ever and ever”, e l’ “Halleluja”. In una bellissima progressione ascendente i soprani vanno a salire verso il più alto dei cieli,  le voci maschili stanno un po’ più in basso e quando i soprani sono arrivati in cima alla vetta, un momento dopo anche le altre voci possono cantare il loro “King of Kings and Lord of Lords”. I bassi poi rilanciano un fugato sulle parole “and he shall reign …” che in questo grandioso finale si mescola sia con l’Alleluia”, sia col “for ever”, sia con una ripresa del tema di fuga “and He shall reign”. Chiude una concitata ripetizione del tema dell’Halleluja, rinforzato da trombe e timpani.

Parte III° – 9. Coro: Worthy is the Lamb – Amen

E’ la fuga più lunga dell’oratorio, e quella che più rassomiglia alle fughe “bachiane”‘. Il tema è ampio e abbastanza melodico. La sua bellezza non sta tanto nel tema quanto nel modo in cui viene elaborato. I bassi enunciano il soggetto e quando entrano i tenori i bassi vanno avanti col contro-soggetto e questo schema si ripete con le entrate successive dei contralti e dei soprani. Poi tocca ai violini proseguire la fuga da soli, e dopo rientra il coro completo. Ancora due battute per i violini soli e poi comincia la parte più polifonicamente intrecciata. La bellezza di questa parte sta proprio nel vorticoso intreccio creato dalla intersecazione delle varie linee melodiche. Infine le trombe annunciano il finale, come si capisce anche dalla lunga nota tenuta che sostiene l’armonia dei bassi (c.d. pedale). Le voci chiudono insieme e cadenza finale in “adagio”.

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