“La quarta voce”: i castrati

Per effetto della castrazione prima della pubertà, nel giovane si bloccano le trasformazioni fisiologiche legate alla maturazione sessuale; le corde vocali restano delle dimensioni di quelle di un bambino e la cassa toracica, invece, subisce un poderoso sviluppo. I castrati, chiamati anche musici o “quarta voce”, sviluppano, quindi, un potente volume sonoro e una straordinaria flessibilità sui registri delle voci maschili, femminili e bianche.

Qualche notizia circa l’uso dei castrati in musica viene riferita ai tempi dell’Impero Bizantino; a seguito della dominazione araba vengono introdotti nella prassi esecutiva occidentale. Dal XVI secolo, con la nascita del melodramma e il successo del teatro napoletano, i castrati vengono considerati vere e proprie “macchine per cantare”.
Sono presenti nelle funzioni religiose dove, nei cori, sostituiscono le voci bianche e i falsettisti; a quei tempi le donne non erano ammesse a cantare in chiesa. Dal 1589, per disposizione del papa Sisto V, i castrati entrano in pianta stabile nel coro di S. Pietro; Napoli diventa il centro più importante per la loro formazione musicale.
Nelle rappresentazioni teatrali, già nell’Orfeo di Monteverdi (1607) la parte di Euridice è per castrato; successivamente molti compositori e operisti affidano ai castrati ruoli di primo piano come, ad esempio, Händel nel Giulio Cesare.
Ciò che conta è la voce! Il castrato raffigura personaggi mitologici o storici, maschili o femminili, non ha alcun rapporto con il ruolo rivestito. Le voci dei castrati sono le più ricercate e anche le più pagate dell’epoca barocca; tra i più celebri ricordiamo il Farinelli, soprannome di Carlo Broschi.

Il 1800, con l’evoluzione dei costumi e il cambiamento dei gusti musicali, segna la fine dei castrati; con l’unità d’Italia la castrazione viene dichiarata illegale e, nel 1878, il papa Leone XIII vieta l’ingaggio di castrati da parte della Chiesa.

Adesso le arie per castrato sono eseguite dai controtenori, cantanti con registro vocale alto che spesso adottano la tecnica del falsetto, oppure da contralti donne che cantano “en travesti” (dal francese, personaggio che in un’opera lirica viene interpretato da un cantante di sesso opposto).

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2 pensieri riguardo ““La quarta voce”: i castrati

  1. Complimenti per l’articolo e il sito web. Sempre molto pro e interessante… I castrati è un argomento di mio grande interesse. Stavo facendo una ricerca in merito, interessantissima… Volevo segnalare il nostro contributo per la lirica l’articolo, ultimo della Di Stefano sul melodramma, concerti e la situazione della Cultura in Penisola, anzi isola in questo caso… Ma la differenza è molto sottile!!!
    http://notitiae.wordpress.com/2010/10/20/primo-festival-della-lirica-a-cefalu-urlo-di-protesta-in-difesa-della-cultura/
    Grazie!!

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