Ciajkovskij – Sinfonia n. 6 in si minore op. 74 “Patetica”

Pyotr Ilyich Ciajkovskij (1840 -1893)

Sinfonia n. 6 in si minore op. 74 “Patetica”

Prima esecuzione: San Pietroburgo 16 ottobre 1893, dirige il compositore.

La sesta sinfonia di Ciajkovskij è l’espressione di un’anima tormentata dai contrasti derivanti dal suo pessimismo interiore e dai sensi colpa per le tendenze omosessuali; il titolo ”Patetica” ben si addice a questa composizione nella quale si mette in evidenza l’esibizione del dolore e della compassione.
La struttura musicale si articola nei quattro movimenti tradizionali ma con la collocazione del movimento lento, invece che al centro nel finale, tanto da far a credere che il terzo movimento chiuda la sinfonia. L’intensa energia provocata dai tempi che cambiano di continuo, i passaggi da fortissimo a pianissimo, giocano un ruolo rilevante nel descrivere il dinamismo degli stati d’animo.

I mov. – Adagio – Allegro non troppo
Il primo movimento, il più lungo di tutta la sinfonia, in forma di sonata, prevede dopo una lenta introduzione, l’esposizione e lo sviluppo di due tematiche, una ripresa e una coda finale.
L’introduzione, dalla timbrica abbastanza cupa, presenta un tema del fagotto ripreso dalle viole accompagnate dai violoncelli, poi sviluppato da tutta l’orchestra; un breve assolo delle viole accenna al secondo tema, una tenera melodia esposta dai primi violini e dalle viole con sordina. Il tema viene ripreso da tutti i violini e le viole senza sordina, accompagnati dall’orchestra intera, poi la melodia viene ripetuta dal clarinetto e si spegne in un pianissimo del fagotto.
Un fortissimo inaspettato apre l’allegro; è un passaggio impetuoso e drammatico che vede poi le trombe esporre un secondo tema, a sua volta fagocitato nella dinamica generale; intervengono violoncelli e contrabbassi sui quali gli ottoni tessono un corale tratto dalla liturgia ortodossa. Dopo la ripetizione del secondo gruppo tematico, il movimento si chiude con una coda in scala discendente suonata dagli archi in pizzicato, su cui si appoggia un nuovo corale dei fiati.

II mov. – Allegro con grazia
Il secondo movimento è in forma ternaria ABA, tipica dello scherzo. Nella prima parte domina l’elegante, malinconico tema di valzer in cinque tempi, enunciato dai violoncelli poi ripreso dai legni e affidato agli archi; la parte centrale è costituita da una melodia cantabile con andamento disperatamente discendente; ritorna infine il primo tema e il movimento, dopo l’alternarsi in scala dei due motivi principali, si chiude su un accordo pianissimo dei fiati.

III mov. – Allegro molto vivace
Il terzo movimento, basato sul dialogo tra archi e fiati, si apre con l’introduzione del tema da parte dell’oboe. Si va delinenando un motivo di marcia con una sequenza melodica ascendente condotta dai violini; il ritmo man mano diventa sempre più pieno e impetuoso con una presenza massiccia degli ottoni; nel finale, il tema è a piena orchestra, in fortissimo e parossistico crescendo.

IV mov. – Adagio lamentoso
La contrapposizione con l’impeto trionfale del movimento precedente è veramente incredibile e crudele. In apertura, un tema di straordinaria intensità emotiva il cui tono funebre è determinato dal profilo discendente della melodia; il tema, condotto dagli archi, viene ripetuto e concluso in diminuendo dal fagotto; i corni accompagnano il secondo tema, esposto poi dagli archi con profonda tristezza come a sottolineare una condizione spirituale ormai senza più prospettive.

Mariinsky Orchestra, Valery Gergiev

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