Giacomo Carissimi

Giacomo Carissimi (1605-1674)
GIACOMO CARISSIMI “MAESTRO DELL’EUROPA MUSICALE”
http://www.giacomocarissimi.net/it/home.asp

“Maestro di umiltà che con la sua musica seppe conquistare sovrani, principi e pontefici e che, acclamato e richiesto dalle maggiori corti europee, preferì restare a Roma dove lasciò un’eredità musicale destinata a perdurare nei secoli.”

Giacomo Carissimi, musicista fra i maggiori esponenti della scuola romana,  riveste fondamentale importanza nel panorama musicale europeo. Le sue linee melodiche tracciano nuovi orizzonti, conferiscono al canto movimento, varietà e grazia, creano un “unicum” tra musica e azione drammatica; l’oratorio “Jephte” è uno dei grandi capolavori di questo genere.

Della sua formazione musicale sappiamo ben poco; probabilmente frequenta la cappella musicale di qualche chiesa a Marino, sua città natale. Fonti certe attestano la sua attività di cantore e organista presso il duomo di Tivoli, tra il 1623 e il 1625; dal 1628 al 1629 è maestro di cappella a San Rufino di Assisi e, dal 1629 in poi, a Roma Sant’Apollinare presso il Collegio germanico-ungarico, retto dai padri gesuiti. Nel 1637 viene ordinato sacerdote.
Le sue cantate, i suoi oratori lo fanno apprezzare ben oltre i confini romani. Alcune sue cantate appaiono in una raccolta a Bracciano nel 1646; numerose richieste per trasferirsi alla corte di Bruxelles vengono avanzate dall’arciduca Leopoldo Guglielmo d’Asburgo; la regina Cristina di Svezia sollecita le sue opere e gli offre protezione. In Inghilterra l’influenza di Carissimi si avverte negli anthems della liturgia anglicana che spesso, oltre al titolo, recano la dicitura “adapted from Carissimi”; e lo stesso Händel, nel coro “Hear Jacob’s God” del Sansone, accenna a riferimenti del coro finale “Plorate filii Israel” dell’oratorio Jephte.
Giacomo Carissimi è uno dei maestri che più contribuisce a perfezionare le forme della cantata; è tra i primi a rendere più leggero il basso continuo, dandogli movimento e varietà di forme. La sua musica, ricca di madrigalismi, talvolta ricorda lo stile concitato di Monteverdi. La strumentazione di solito è essenziale: organo, o cembalo e tiorba, con eventuale rinforzo di violone o viola da gamba, per l’esecuzione del basso continuo; per la parte concertante intervengono fiati e archi.
Della sua vastissima produzione musicale fanno parte oratori, mottetti sacri, messe, cantate profane e da chiesa, e molte composizioni per organo. I suoi manoscritti, conservati nel Collegio germanico, sono stati depredati nel 1773 in seguito allo scioglimento dell’ordine dei Gesuiti decretato dal papa Clemente XIV; tuttavia, molti sono stati recuperati con l’aiuto di ex allievi, ed oggi sono custoditi nelle più importanti biblioteche.

“Beatus Vir” a 8 voci

“O Dulcissimum Mariae Nomen”
Radu Marian, sopranista – Valerio Losito, violino – René Clemencic, organo

“Plorate filii Israel” (coro finale) da Jephte
Göteborg Baroque

“Surgamus, eamus, properemus”
Consortium Carissimi – Lisa Drew, alto – Andrew Kane, tenore – Garrick Commeaux, basso

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