Ciajkovskij – Sinfonia n. 4 op. 36

Ciajkovskij – Sinfonia n. 4 op. 36 in fa minore.

Ciajkovskij compone questa sinfonia nel corso del 1877, mentre cerca di superare la grave crisi esistenziale e sentimentale seguita al fallimento del suo matrimonio con Antonina Miliukova; è la sinfonia dei grandi contrasti emotivi, espressione della disperazione dell’uomo di fronte al Fato che gli impedisce di raggiungere la felicità, ma questa diventa inattaccabile allorché l’uomo si chiude in sé stesso ricercandola nel sogno e nel distacco dal mondo terreno.
Dedicata espressamente “Al mio migliore amico”, cioè la baronessa Nadezhda von Meck, sua mecenate e committente, alla quale con una lettera del 17 febbraio 1878 fornisce gli elementi chiave per la comprensione di questo lavoro, la sinfonia n. 4 si articola in quattro movimenti, il primo dei quali è il più lungo, dura infatti quanto gli altri tre rimanenti.

I mov.:  Andante sostenuto – Moderato assai, quasi Andante – Allegro vivo
“L’introduzione è il seme dell’intero lavoro, senza dubbio l’idea centrale. È il fato: quella forza oscura che impedisce all’impulso alla felicità di raggiungere il suo obiettivo; quella forza che gelosamente assicura che felicità e pace non siano complete e serene – e che avvelena costantemente il cuore. Una forza invincibile.” (lettera citata)

Questo movimento si presenta in una forma atipica nella quale la struttura formale si miscela con la libertà di un poema sinfonico.
La fanfara d’apertura, memorabile e terrificante, presenta il tema del Fato dal carattere incerto e inquieto che riflette lo scoramento derivante dalla  sua tirannia. Articolazione ricca di sincopi e contrattempi, linea melodica discendente che passa dagli archi agli ottoni e poi ritorna in crescendo ai violini. Il Moderato assai, quasi Andante, simboleggia il sogno per mezzo del quale si sfugge alla realtà; il clarinetto espone una intensa, malinconica melodia con l’eco di flauti e fagotti ed il contrappunto degli archi; entrano i violoncelli con un controcanto che si espande senza interrompere il tema. I due temi vengono trattati dai gruppi strumentali che in continuo crescendo ne accentuano la tensione fino a quando non si ripresenta, ostinatamente, il tema del Fato, che chiude il movimento con il “fortissimo” dei violini.

II mov.: Andantino in modo di canzona
“Il secondo movimento esprime una diversa fase della tristezza. È la melanconia che ci prende la sera quando ci sediamo soli, con un libro in mano, che ci sfugge e cade in terra.” (idem c.s.)

Atmosfera di malinconia, momento di riflessione che Ciajkovskij trae dal folklore russo.
La melodia cantabile, esposta dall’oboe sul pizzicato degli archi, passa ai violoncelli, poi agli archi; dopo la ripetizione del primo tema ne appare un secondo dal carattere un po’ più vivace, affidato ai legni. Il fagotto riprende il primo tema ed il movimento si avvia alla chiusura in un clima di delicata mestizia.

III mov.: Scherzo – Pizzicato ostinato – Allegro
“Il terzo movimento non esprime alcun sentimento specifico. È composto di arabeschi capricciosi, d’immagini elusive che ci scorrono rapidamente innanzi agli occhi.” (idem c.s.)

Frasi veloci affidate al pizzicato degli archi che si ripetono con impulso ritmico costante; l’oboe propone un altro tema ripreso dai legni, poi da flauti e ottavino. Verso la conclusione del movimento, ritornano gli archi in pizzicato mentre gli ottoni ripropongono, a tratti, il tema precedente.

IV mov.: Finale – Allegro con fuoco
“Il quarto movimento: se non riesci a trovare gioia in te stesso, vai in mezzo agli altri, impara la felicità dalla gente semplice intorno a te. Ma gli altri non si accorgono di te, della tua tristezza. Rimprovera te stesso e smettila di dire che tutto a questo mondo è triste e misero. Gioire è semplice. Gioisci della gioia degli altri. Vivere è ancora possibile.
Ecco, questo è tutto quello che so spiegare della nostra sinfonia.” (idem c.s.)

Eccitazione, energia fuori controllo per esprimere la volontà di vivere a dispetto di tutte le lotte e tragedie; musica di grande virtuosismi che riutilizza il noto canto popolare russo “In campo c’era una betulla”.
Si apre con un paio di note lunghe e un susseguirsi di scalette discendenti; i corni, poi, presentano un secondo tema che verrà variato e sviluppato. Si accenna ad una nuova, festosa, idea melodica e, dopo una serie di vorticose scale discendenti, si riprende il primo tema. Ulteriori ripetizioni del terzo e secondo tema, con imitazioni e progressioni ritmiche, finché la tensione esplode col ritorno, terribile e tragico, del tema del Fato. La chiusura è travolgente, alquanto chiassosa, senza dubbio efficace.

Orchestra Filarmonica di Vienna, dir. Herbert von Karajan

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