Mozart – Ascanio in Alba

W.A. Mozart – Ascanio in Alba (KV 111)

Ascanio in Alba, “festa teatrale” in due parti, è un’opera celebrativa rappresentata al Teatro Regio Ducale di Milano il 17 ottobre 1771.
Dopo il grande successo di “Mitridate re di Ponto”, il conte Karl Joseph von Firmian, governatore generale di Milano, affida al quindicenne genio di Salisburgo l’incarico di comporre un’opera da eseguire in occasione dei festeggiamenti per le nozze tra Maria Ricciarda Berenice d’Este, erede del Ducato di Modena, e l’arciduca Ferdinando, terzogenito di Maria Teresa d’Austria e nuovo governatore della Lombardia austriaca.
Il libretto, dell’abate Parini, descrive l’unione tra Ascanio e Silvia favorita da Venere; la loro virtù trionfa sull’inquietudine, sulle paure e sull’irrazionalità dell’amore. Nell’allegoria della vicenda, i personaggi rappresentano i protagonisti del matrimonio imperiale: Venere – Maria Teresa, Ascanio – Ferdinando, e Silvia, in quanto discendente di Ercole, rappresenta la casata d’Este.
Scenario bucolico, sereno; Venere promuove le nozze tra Ascanio e Silvia. Costei non deve conoscere il ragazzo che, tuttavia, gli appare in sogni premonitori. Tra afflizioni e paure, la giovane coppia viene messa alla prova; la virtù è contrapposta all’irrazionale inclinazione dell’eros, in un percorso che alla fine vede la realizzazione della loro reciproca attrazione.
Emozione, ansia, timidezza sono gli elementi che caratterizzano i recitativi accompagnati e le arie destinate ai due innamorati; tra queste, l’aria di Silvia “Infelici affetti miei” è una delle pagine più belle.
Scenario agreste popolato da ninfe e pastori. Venere indica ad Ascanio l’ameno sito dove sorgerà la città di Alba, su cui dovrà regnare dopo aver sposato Silvia, ninfa della stirpe di Ercole, a lui promessa.
Ascanio è preoccupato perché Silvia non lo conosce. Venere gli confida che Amore, da tempo, appare in sogno alla Ninfa con le fattezze dello stesso Ascanio, conquistandone il cuore; Ascanio, tuttavia, ancora non può rivelarsi.
Durante i preparativi per le nozze, Fauno e i pastori cantano le lodi a Venere; Silvia vede Ascanio e rimane profondamente turbata perché lo desidera ma crede di essere promessa ad un altro.
La Ninfa e i pastori salutano la dea con cori e ghirlande di fiori; Venere tramuta gli alberi in colonne, Silvia viene condotta da Fauno al Sacro Monte.
Ascanio cerca di parlare a Silvia; costei, sicura di essere stata ingannata, si allontana.
Tra canti in suo onore, infine appare Venere, accompagnata da Grazie e Geni e adesso, finalmente, Ascanio può rivelare la sua identità.
Solenne coro finale di ringraziamento.

Ouverture

Ah di sì nobil alma (Ascanio, parte I – scena V)

Al chiaror di que’ bei rai (Venere, parte I – scena V)

Spiega il desio le piume (Silvia, parte II – scena I)

Infelici affetti miei (Silvia, parte II – scena V)

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