Schubert – Lied “Erlkönig”

Articolo inviato da Piero

Franz Schubert – Lied “Erlkönig” (Il Re degli Elfi)

Nella vastissima produzione di Schubert, i 600 Lieder per canto e pianoforte rivestono un’importanza fondamentale e fanno di lui uno dei principali esponenti di tale genere musicale tanto caro alle riunioni conviviali in epoca romantica. Accanto ai grandi cicli liederistici “Die schöne Müllerin” (La bella mugnaia), “Winterreise” (Viaggio d’inverno) e “Schwanengesang” (Canto del cigno), il musicista ne compose 73 su testi del grande poeta, scrittore e drammaturgo Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832). Di tali capolavori è stato scritto che “la musica completa la poesia di Goethe e la poesia completa la musica di Schubert”.
Fra questi il Lied “Erlkönig”, composto nel 1815, è uno dei più celebri e ammirati.
Nella mitologia nordica gli Elfi erano creature misteriose dotate di poteri straordinari che popolavano i boschi. Molto spesso gentili e rispettosi verso gli uomini e la natura, erano talvolta capricciosi, malvagi e dediti anche al rapimento dei bambini.
La vicenda oggetto di questa Ballata romantica di Goethe si svolge tra i boschi in una notte scura, fredda e ventosa. Un uomo cavalca spedito verso la propria dimora, stringendo amorevolmente al petto il figlio malato per proteggerlo e riscaldarlo. A un tratto il ragazzo spaventato dice di vedere il Re degli Elfi che si avvicina con la sua corona e una lunga coda. Il padre, che non può vederlo, lo rassicura attribuendo la visione all’effetto della nebbia tra le fronde. Ma lo strano essere si rivolge gentilmente al giovane invitandolo a venire con lui, promettendogli una vita felice fra canti, giochi e danze in compagnia delle sue figlie. Il giovane, sempre più spaventato, invoca nuovamente il padre al grido di “Mein Vater, mein Vater!” (Padre mio, padre mio!), ma ne ottiene solo vaghe rassicurazioni. A questo punto l’Elfo si fa minaccioso e vuole ottenere con la forza ciò che non ha ottenuto con la persuasione. Il ragazzo, ora ferito, si rivolge al padre con un’ultima disperata invocazione, ma invano. Quando il cavaliere tra mille difficoltà giunge finalmente alla sua
dimora, porta fra le braccia il figlio morto.
Schubert costruisce musicalmente questo quadro con un uso sofisticato di modulazioni e repentini passaggi dal maggiore al minore di inaudita efficacia espressiva. Gli accordi ripetuti e incalzanti del pianoforte descrivono il galoppo del cavallo nella foresta, mentre gli imperiosi passaggi del basso sottolineano il dramma che si sta compiendo. All’interprete vocale si richiede poi di dar vita a ben quattro personaggi: il narratore, il padre, il figlio e il Re degli Elfi. Il tutto per una durata di circa quattro minuti…
Propongo qui all’ascolto tre differenti versioni di Erlkönig: quella originale per baritono e pianoforte, la virtuosistica versione per pianoforte solo di Liszt e la trascrizione per soprano e orchestra di Berlioz.
Piero

Versione originale
Philippe Sly, baritonoMaria Fuller, pianoforte

Versione pianistica di Franz Liszt
Valentina Lisitsa, pianoforte

Versione orchestrale di Hector Berlioz
Anne Sofie von Otter, mezzosoprano
Chamber Orchestra of Europe, Claudio Abbado

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