CHANSONS “Une jeune fillette” e “La Monica”

Articolo inviato da Piero

CHANSONS “Une jeune fillette” e “La Monica”

Nel 1576, a Parigi veniva pubblicata una raccolta di 150 canti monodici a cura di Jehan Chardavoine (c.1537-1580) dal titolo: “Le recueil des plus belles et excellentes chansons en forme de voix de ville”. Si trattava della prima raccolta sistematica di melodie popolari risalenti anche a generazioni precedenti, su testi in parte dovuti a celebri poeti dell’epoca. Alcune di queste melodie godevano già di grande notorietà ed erano state utilizzate da compositori celebri come Clément Janequin ed Eustache Du Caurroy.
Particolare fortuna toccò a una di queste dal titolo “Une jeune fillette” (Una giovane fanciulla) il cui testo si riferiva all’usanza abbastanza frequente presso le famiglie nobili del tempo di destinare le figlie femmine alla vita monacale. Ai soli figli maschi era infatti riservata la discendenza del titolo nobiliare e delle fortune economiche della casata. Se il convento poteva comunque riservare alle fanciulle una posizione di rispetto e una certa agiatezza, la decisione veniva molto spesso contestata dalle dirette interessate che avrebbero preferito ben altro destino di spose e di madri (è ben nota l’infelice e tragica vicenda della Monaca di Monza, narrata con tanta efficacia dal Manzoni nei “Promessi sposi”).
Nella nostra chanson, la giovane protagonista esprime tutto il suo dolore con versi struggenti, invocando ripetutamente la morte piuttosto che sopportare la vita del convento. Ella saluta tristemente genitori e parenti, ricordando l’amore del suo ragazzo e le care amiche che ha lasciato, mentre la melodia sottolinea con semplicità ed efficacia il suo commovente addio al mondo. Fu proprio questa melodia ad attraversare i secoli mutando ripetutamente testo e destinazione. Una delle elaborazioni strumentali più interessanti è quella per liuto di John Dowland (1562-1626) che vi costruisce una serie di squisite variazioni.
Della chanson francese esiste anche una versione italiana lievemente modificata e intitolata “La Monica”, il cui testo è molto meno poetico… Esso recita infatti:

Madre non mi far monaca
che non mi voglio far.
Non mi tagliar la tonaca
che non la vuo’portar.
Tutt’il dì in coro
al vespre’et alla messa,
e la madr’abadessa
che fa se non gridar.
Che possela creppar.

Sul tema de “La Monica” Girolamo Frescobaldi (1583-1643) scrisse le Partite dal Libro I per organo e una Messa a 8 voci, mentre Biagio Marini (1594-1663) compose una vivace Sonata.
In Germania l’antica melodia subì la trasformazione più radicale, diventando addirittura il Corale “Von Gott will ich nicht lassen” (Da Dio non voglio separarmi). Da Orlando di Lasso a Dietrich Buxtehude, numerose e importanti furono le composizioni vocali, strumentali e organistiche basate su tale Corale.
Bach lo elaborò da par suo nel Corale per organo BWV 658 contenuto nei 18 Corali di Lipsia.

I video che seguono documentano alcune delle più significative “trasmigrazioni” dell’antica chanson di cui ho parlato.

UNE JEUNE FILLETTE (1576)
Claire Lafilliatre, canto
“Le Poéme Harmonique” dir. Vincent Dumestre

Elaborazione per liuto

Girolamo Frescobaldi – Messa sopra l’aria della Monica 8 v. / Kyrie
“Il Teatro armonico” dir. Alessandro De Marchi

Biagio Marini – Sonata sopra “La Monica”

J.S.Bach – Corale “Von Gott will nicht lassen”
1) Corale armonizzato
2) Corale BWV 658
Gerard van Reenen, organo



Piero

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