Vivaldi – Cantata Amor hai vinto

Antonio Vivaldi – “Amor, hai vinto”
cantata per contralto, archi e continuo RV 683

Il contributo di Vivaldi al genere della cantata si caratterizza per il buon equilibrio melodico delle arie, di frequente nella forma col “da capo” ABA, e per la sapiente tessitura strumentale; si rivela, tuttavia, alquanto debole nella scelta dei testi, a volte banali. L’ambientazione è quasi sempre arcadica; le arie utilizzano versi rimati, i versi sciolti sono riservati ai recitativi.
La cantata  “Amor, hai vinto” RV 683, per contralto, archi e continuo, utilizza il medesimo testo della cantata per soprano RV 651 ma, rispetto a questa, risulta molto più elaborata; il primo recitativo contiene la citazione di un’aria del Siroe di Metastasio, “Gelido in ogni vena”, rappresentato nel 1726 con musica di Leonardo Vinci.
Si articola in Recitativo – Aria – Recitativo – Aria; entrambe le arie, formate da due strofe, sono virtuosistiche e col “da capo”.
La pena d’amore nella prima Aria è paragonata ad una nave scossa dai flutti del mare in tempesta. Gli strumenti entrano in successione, imitandosi a due a due in figura chiastica. I virtuosismi vocali esprimono l’intensità della passione.
La seconda Aria, dal carattere rapsodico ed in netta contrapposizione con la prima, placatasi la tempesta, esprime pace e concordia “nel seno di Clori”.

Caterina Calvi
Orchestra da camera “Concerto”, Roberto Gini

Recitativo
 Amor, hai vinto.
 Ecco il mio seno da’ tuoi strali trafitto.
 Or chi sostiene l’alma mia dal dolore abbandonata?
 Gelido in ogni vena scorrer mi sento il sangue,
 e sol mi serba in vita affanno e pena.
 Mi palpita nel petto con nuove scosse il core.
 Clori, crudel, e quanto ha da durar quest’aspro tuo rigore?

Aria
 Passo di pena in pena
 come la navicella
 ch’in questa e in quell’altr’onda
 urtando, urtando va.
 Il ciel tuona e balena,
 il mar tutt’è in tempesta,
 porto non vede o sponda,
 dove approdar non sa.

Recitativo accompagnato
 In che strano e confuso vortice di pensieri
 la mia mente s’aggira?
 Or è in calma, or s’adira,
 e dove ancor si fermi non risolve.
 Or in sasso, or in polve vorria cangiarsi.
 Oh Dio! Ma di che mai, ma di che ti quereli
 cor incredulo, infido?
 Di che ti lagni? Ahimè!
 Forse non sai che nel seno di Clori 
 hai porto, hai lido?

Aria
 Se a me rivolge il ciglio
 l’amato mio tesoro,
 non sento più martoro,
 ma torno a respirar.
 Non teme più periglio,
 non sente affanno e pena,
 l’alma si rasserena
 come la calma in mar.

 

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