Händel – Cantata Apollo e Dafne HWV 122

Georg Friedrich Händel – Cantata profana Apollo e Dafne (La Terra è Liberata) HWV 122

La cantata profana Apollo e Dafne, composta in parte a Venezia nel 1709, poi completata ad Hannover nel 1710 dopo la nomina di Händel a maestro di cappella del futuro re Giorgio I di Gran Bretagna, è tra le sue opere più significative del periodo giovanile e prelude ai grandi successi della maturità.
Lo stile è frutto di un’elaborazione tutta personale derivante dall’assimilazione dei diversi generi musicali conosciuti soggiornando in Italia: il recitativo e il recitativo arioso a Firenze; la ricca polifonia a Roma, la vivacità della musica “popolare” a Napoli, i favolosi cori multipli e i virtuosismi della musica strumentale a Venezia.
Il testo della cantata, opera del cardinale Benedetto Pamphili, è affidato alle voci di soprano e di baritono, ma secondo alcuni studiosi il Sassone avrebbe scritto la partitura per soprano e basso.
L’organico, oltre agli archi, comprende un flauto, una coppia di oboi e un fagotto; l’ouverture originale è andata dispersa e, talvolta, viene sostituita da uno dei brani strumentali di Händel.

Apollo, dopo aver ucciso il serpente Pitone, spavaldo e arrogante si vanta con Cupido, deridendolo. Il dio dell’amore si vendica colpendolo con il dardo aureo che lo accende di passione verso la bella Dafne, la quale, colpita invece dal dardo plumbeo, non avverte alcun stimolo amoroso e scappa per la foresta cercando di sfuggire alle sue avances. Dopo un furioso inseguimento Apollo la raggiunge e sta per cingerla tra le braccia; Dafne, stanca e atterrita, non volendo perdere l’onore, implora suo padre, il dio fluviale Peneo, di trasformarla in un albero di alloro. Apollo, ancora sotto l’influsso del dardo di Cupido, continua ad amare Dafne utilizzando le verdi fronde per ornare la sua cetra e il suo arco e per farne ghirlande destinate ad incoronare i più grandi eroi.

Dafne: Nicola Wemyss, soprano
Apollo: Tom Sol, basso
Clavicembalo: Michael Borgstede
Musica ad Rhenum, dir. Jed Wentz

Recitativo: Apollo
 La terra è liberata!
 La Grecia è vendicata! Apollo ha vinto!
 Dopo tanti terrori e tante stragi
 Che desolaro e spopolaro i regni
 Giace Piton, per la mia mano estinto.
 Apollo ha trionfato. Apollo ha vinto!

Aria: Apollo
 Pende il ben dell'universo
 Da quest'arco salutar.
 Di mie lodi il suol rimbombe
 Ed appresti l'ecatombe
 Al mio braccio tutelar.

Recitativo: Apollo
 Ch'il superbetto Amore
 Delle saette mie ceda a la forza;
 Ch'omai più non si vanti
 Della punta fata! d'aurato strale.
 Un sol Piton più vale
 Che mille accesi e saettati amanti

Aria: Apollo
 Spezza l'arco e getta l'armi,
 Dio dell'ozio e del piacer.
 Come mai puoi tu piagarmi,
 Nume ignudo e cieco arcier? 

Aria: Dafne
 Felicissima quest'alma
 Ch'ama sol la libertà.
 Non v'è pace, non v'è calma
 Per chi sciolto il cor non ha.

Recitativo
   Apollo
 Che voce. Che beltà!
 Questo suon, questa vista il cor trapassa.
 Ninfa!.
   Dafne
 Che veggo, ahi lassa?
 E che sarà costui, chi mi sorprese?
   Apollo
 Io son un Dio, ch'il tuo
 Bel volto accese.
   Dafne
 Non conosco altro Dei tra queste selve
 Che la sola Diana:Non t'accostar divinità profana.
   Apollo
 Di Cinta io son fratel;
 S'ami la suora,
 Abbia, o bella, pietà di chi t'adora.

Aria: Dafne
 Ardi, adori, e preghi in vano:
 Solo a Cintia io son fedel.
 Alle fiamme del germano
 Cintia vuoi ch'io sia crudel.

Recitativo
   Apollo
 Che crudel!
   Dafne
 Ch'importuno!
   Apollo
 Cerco il fin de' miei mali.
   Dafne
 Ed io lo scampo.
   Apollo
 Io mi struggo d'amor.
   Dafne
 Io d'ira avvampo.

Duetto Apollo e Dafne
 Una guerra ho dentro il seno
 Che soffrir più non si può.
   Apollo
 Ardo, gelo.
   Dafne
 Temo, peno;
   A Due
 All'ardor non metti freno
 Pace aver mai non potrò.

Recitativo: Apollo
 Placati ai fin, o cara.
 La beltà che m'infiamma
 Sempre non fiorirà; ciò che natura
 Di più vago formò passa, e non dura.

Aria: Apollo
 Come rosa in su la spina
 Presto viene e presto va:
 Tal con fuga repentina,
 Passa il fior della beltà.

Recitativo: Dafne
 Ah, ch'un Dio non dovrebbe
 Altro amore seguir ch'oggetti eterni:
 Perirà, finirà caduca polve
 Che grala a te mi rende,
 Ma non già la virtù che mi difende.

Aria: Dafne
 Come in Ciel benigna stella
 Di Nettun placa il furor,
 Tal in alma onesta e bella
 La ragion frena t'amor.
 Come in Ciel, etc.

Recitativo
   Apollo
 Odi la mia ragion!
   Dafne
 Sorda son O?
   Apollo
 Orsa e tigre tu sei!
   Dafne
 Tu non sei Dio!
   Apollo
 Cedi all'amor, o proverai la forza.
   Dafne
 Nel sangue mio questa tua fiamma amorza.

Duetto Apollo e Dafne
   Apollo
 Deh, lascia addolcire quell'aspro rigor,
   Dafne
 Più tosto morire che perder l'onor.
   Apollo
 Deh, cessino l'ire, o dolce mio cor.
   Dafne
 Più tosto morire che perder l'onor.

Recitativo
   Apollo
 Sempre t'adorerò!
   Dafne
 Sempre t'aborrirò!
   Apollo
 Tu non mi fuggirai!
   Dafne
 Si, che ti fuggirò'.
   Apollo
 Ti seguirò, correrò,
 Volerò sui passi tuoi:Più veloce del sole esser non puoi. 

Aria: Apollo
 Mie piante correte;
 Mie braccia stringete
 L’ingrata beltà.
 tocco, la cingo,
 La prendo, la stringo
 Ma, qua novità?
 Che vidi? Che mirai?
 Cieli! Destino! che sarai mai!
 Dafne, dove sei tu? Che non ti trovo.
 Qual miracolo nuovo
 Ti rapisce, ti cangia e ti nasconde?
 Che non t'offenda mai del ‘verno il gelo
 Ne il folgore dal cielo
 Tocchi la sacra e gloriosa fronde. 

Aria: Apollo
 Cara pianta, co' miei pianti
 lì tuo verde irrigherò;
 De' tuoi rami trionfanti
 Sommi eroi coronerò.
 Se non posso averti in seno,
 Dafne, almeno
 Sovra il crin ti porterò.



(vedi http://www.haendel.it/)

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