Giaches de Wert

Giaches de Wert (1535? – 1596)

Tra i principali “virtuosi” madrigalisti del XVI secolo, ultimo dei grandi fiamminghi attivi in Italia, Giaches de Wert si pone come elemento di continuità fra Cipriano de Rore e Claudio Monteverdi, i cui primi madrigali mostrano la sua forte influenza.
De Wert, che ha sempre scritto il suo nome “Giaches”, una traslitterazione di Jacques, viene condotto in Italia all’età di circa nove anni da Francesco d’Este, capitano al servizio di Carlo V, per essere destinato all’incarico di cantore e di chierichetto presso la cappella della sua consorte, donna Maria di Cardona, marchesa di Padula.
Dal 1556 de Wert è al servizio del conte Alfonso Gonzaga a Novellara, dove sposa Lucrezia Gonzaga; nel 1565 il duca Guglielmo Gonzaga lo nomina maestro della cappella di Santa Barbara a Mantova, nonché direttore musicale di corte. Malgrado diverse allettanti proposte di lavoro, tra cui quella di Massimiliano II d’Asburgo, preferisce restare al servizio del duca che lo gratifica con una donazione e con la concessione della cittadinanza mantovana. A Ferrara mantiene importanti contatti con la corte estense, attratto da quel clima culturale e musicale; conosce Battista Guarini e Torquato Tasso, le cui opere segneranno una svolta nella sua produzione madrigalistica. A Ferrara, tra l’altro, intrattiene una contrastata relazione con la poetessa Tarquinia Molza, una delle organizzatrici del Concerto delle Dame. Afflitto da lunghe febbri periodiche, si spegne all’età di sessant’anni trovando onorata sepoltura nella cripta di Santa Barbara.

Noto soprattutto come compositore di madrigali, Giaches de Wert lascia un considerevole “corpus” di musica polifonica scritta per Santa Barbara e pubblicata postuma; soltanto la “Dominicalis Missa” e tre raccolte di mottetti sono state pubblicate  durante la sua vita.
La sua produzione profana comprende tredici volumi di madrigali (per la maggior parte a cinque voci), un volume di canzonette, due di mottetti e uno di inni.
I madrigali dei primi tre libri, come denotano i cromatismi e le figure melodiche e scure, sono fortemente influenzati da Cipriano de Rore; caratteristiche che si affinano e si evolvono già nel Quarto Libro dei Madrigali. Il cambiamento sostanziale è segnato dal Settimo Libro, dai cui brani emerge il suo coinvolgimento nella vita della corte ferrarese e l’entusiasmo per i versi epici delle opere di Tasso e Guarini; i madrigali di questo libro, come pure i due successivi, presentano toni più drammatici e linee di canto virtuosistiche. Nell’undicesimo libro, che contiene musica su testi del “Il pastor fido” di Guarini, i madrigali di Wert anticipano elementi di stile che, più tardi, diverrano essenziali per i successivi compositori, primo fra tutti Claudio Monteverdi.

Ah, dolente partita
Ensemble Insula Magica

Sorgi e rischiara (da Il settimo libro di madrigali a cinque voci)
Ensemble Basiliensis

Tirsi morir volea (dialogo a 7)
Bach-consort

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