Mozart – Musiche per organo meccanico

Articolo inviato da Piero

Mozart – Musiche per organo meccanico

Nella grande produzione musicale di Mozart non esistono composizioni destinate esplicitamente all’organo. Eppure sono numerose le testimonianze del fatto che egli fosse uno straordinario organista. Nel corso delle sue peregrinazioni giovanili per l’Europa aveva stupito l’uditorio suonando sui più celebri strumenti del tempo: S.Bavone ad Haarlem, S.Tommaso a Strasburgo, poi a Dresda, Verona, Bologna e Praga. A Lipsia il Cantor Doles della Thomaskirche aveva parlato di lui come di un nuovo Bach… Mozart stesso, in una lettera al padre del 1777 scriveva: “L’organo è, ai miei occhi e alle mie orecchie, il re di tutti gli strumenti”.
Quelle poche e magnifiche sue composizioni che oggi vengono eseguite all’organo o nella trascrizione per altri strumenti, sono opere di circostanza e risalgono agli ultimi due anni della sua vita. Esse erano però destinate a un curioso quanto ingegnoso strumento, la “Flötenuhr”, letteralmente “orologio di flauti” detto anche organo meccanico. Si trattava di un meccanismo automatico a rullo applicato a un orologio che faceva risuonare, a intervalli regolari, un breve brano musicale attraverso un certo numero di canne d’organo generalmente di piccole dimensioni. Tale congegno, di origine assai antica, ebbe grande sviluppo nel XVIII secolo e per esso scrissero anche musicisti famosi come C.Ph.E. e W.F. Bach, Quantz, Haendel, ma soprattutto Haydn che gli dedicò tre raccolte di graziosissimi brani. Beethoven stesso compose musiche per questa destinazione.
Per risalire all’origine delle opere mozartiane, bisogna sapere che il conte Joseph Deym-Müller aveva aperto a Vienna un “Kunstcabinett” (sorta di piccolo museo privato) dove raccoglieva opere d’arte e curiosità di vario tipo e provenienza. Vi si trovava fra l’altro un orologio collegato a un piccolo organo di una decina di registri. Nel 1790, in occasione della morte del Feldmaresciallo Laudon, il conte aveva allestito una speciale sala commemorativa con tanto di statue e addobbi vari, commissionando altresì a Mozart musiche funebri da far suonare al suo orologio, le seguenti:

Fantasia in fa minore K. 594 (Adagio – Allegro – Adagio)
L’inizio è patetico ed elegiaco, attraversato da dolorosi cromatismi, vera musica funebre. In netto contrasto è l’Allegro che segue nella luminosa tonalità di Fa maggiore che sviluppa una sorta di fanfara, forse evocatrice delle imprese guerresche del defunto Feldmaresciallo. Scale, arpeggi, trilli e  imitazioni si susseguono gagliardamente fino alla solenne cadenza. A questo punto ritorna il serioso Adagio iniziale in tonalità minore che conclude la composizione in modo sommesso e intensamente espressivo.

Martin Haselböck, organo

Fantasia in fa minore K. 608 (Allegro – Andante – Allegro)
E’ questa l’opera più conosciuta e frequentemente eseguita. Assai più complessa della precedente, essa fa ricorso a un linguaggio contrappuntistico di marcato stile organistico. Si apre con una drammatica Ouverture che introduce a una magnifica Fuga dall’incisivo tema a note ribattute. Evidenti sono gli influssi bachiani ed haendeliani, ma svolti in uno stile concertante tipicamente mozartiano. Segue un Andante in tonalità maggiore, meditativo e velato da risvolti patetici. La conclusione riprende il maestoso inizio, introducendo una magistrale Fuga doppia il cui soggetto principale è accompagnato e ravvivato da disegni scorrevoli. In un inarrestabile crescendo di tensione, dopo un formidabile stretto, si giunge alla grandiosa e travolgente perorazione finale.

Martin Haselböck, organo “Pirchner” Duomo di Bressanone

L’esecuzione all’organo di queste Fantasie è naturalmente frutto di una trascrizione dall’originale mozartiano, concepito per un congegno meccanico che non tiene conto delle effettive possibilità tecniche di un organista. Notevoli sono pertanto le difficoltà esecutive ma, nelle più estese risorse di uno strumento tradizionale, questi due brani trovano tutta la loro compiuta bellezza e forza drammatica.

Andante in fa maggiore K. 616
Fu composto nel 1791 sempre per l’eccentrico conte Deym, ma per uno strumento meccanico più piccolo.
Questo delizioso Andante doveva risuonare, come riferiscono le fonti viennesi dell’epoca, in una sala dedicata al “Riposo delle Grazie”, allestita con statue femminili, sontuosi arredi e luci soffuse. Il brano musicale, in forma di variazioni su un breve tema ricorrente, si sviluppa con l’eleganza e la consumata maestria che Mozart sapeva conferire alle sue pagine più intime e raccolte.

Ann Elise Smoot, organo Dan Jaeckel Cappella del Santo Spirito, Università Duquesne di Pittsburgh

Piero
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