Alexandre Guilmant

Articolo inviato da Piero

Alexandre Guilmant (1837 – 1911)

Fra gli esponenti della scuola organistica francese della seconda metà dell’Ottocento, Guilmant occupa una posizione di rilievo sia dal punto di vista compositivo che da quello musicale in senso lato.
Nato in una famiglia di organisti e organari, si distinse precocemente in tale ambiente. La sua formazione musicale avvenne a Bruxelles presso la rinomata scuola di Nicolas Lemmens (1823-1881) che poteva vantare, attraverso il suo maestro Adolf Friedrich Hesse, un collegamento più o meno diretto col magistero bachiano. Grazie alla pratica delle opere di Bach, scarsamente diffuse a quei tempi, Guilmant acquisì una solida tecnica e anche un vivo interesse per gli antichi classici dell’organo. Nel 1871 divenne organista nella chiesa della Trinité a Parigi dove rimase fino al 1901, quando abbandonò l’incarico per lo scandalo causato dal fatto di non essere stato interpellato in occasione di importanti modifiche al suo strumento. Professore d’organo al Conservatorio di Parigi dal 1896, fu attivo e ricercato concertista. Inaugurò fra l’altro importanti organi come quelli di Notre-Dame, di Saint-Sulpice e della sala del Trocadéro, dove tenne memorabili concerti con vasti e inediti programmi di autori antichi. E’ del 1897 la sua prima tournée negli Stati Uniti d’America alla quale seguirono altre di grande successo. Fu altresì tra i fondatori della “Schola Cantorum”, importante centro di studi dal quale sortirono numerose personalità musicali.
Di rilievo anche la sua pionieristica attività musicologica che sviluppò in collaborazione con l’illustre studioso André Pirro. Insieme pubblicarono i dieci volumi degli “Archives des maîtres de l’orgue” comprendenti le opere complete di Titelouze, Couperin, De Grigny, Clerambault e altri. Queste storiche edizioni sono tuttora in uso presso gli organisti e sono apprezzate per la loro chiarezza e attendibilità.
L’attività compositiva di Guilmant si sviluppò tra il 1874 e il 1906 con otto grandi Sonate per organo e brani minori pubblicati in varie raccolte. Il loro stile rispecchia naturalmente quello romantico-sinfonico del tempo, ma non mancano elementi derivanti dalla conoscenza approfondita della tecnica e dello stile dei classici.
Propongo qui all’ascolto la PRIMA SONATA in Re minore, op.42 (1874) nella versione per organo e orchestra, che l’autore denominò “Premiére Symphonie”.
L’ALLEGRO iniziale è costruito nella tradizionale forma sonata, con una Ouverture introduttiva dal caratteristico ritmo puntato. Il lungo tema principale viene esposto dal pedale solo, cui seguono vari sviluppi anche in forma di canone. La Coda presenta stretti ed effetti brillanti.

László Deák, organista
Ádám Medveczky, direttore

L’ANDANTE QUASI ALLEGRETTO è una graziosa Pastorale giocata su timbri imitativi dell’organo: flauto, oboe e clarinetto, con cui dialogano talvolta i corrispondenti strumenti dell’orchestra. L’effetto di tale accostamento è gradevole e curioso.

Il conclusivo ALLEGRO ASSAI inizia con una brillante e virtuosistica Toccata alla quale si contrappone un meditativo Corale armonizzato. L’alternanza dei due elementi contrastanti conduce ad un eclatante e grandioso finale dove l’organo e l’orchestra uniscono bravamente le loro forze.


La MÉLODIE op.17, n.3 si esprime nel tipico linguaggio romantico del tempo, ed è una sorta di una fiduciosa e suadente preghiera.
Ab Weegenaar, organista
(Organo “Hinsz”1743 di Kampen/NL)

Piero

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