Händel – Concerti Grossi Op.6 n.6 e n.7

Händel – Concerti Grossi Op.6 n.6 e n.7 (HWV 324-325)

Händel, sempre attento alla sua popolarità e alle conseguenti entrate finanziarie, specialmente dopo alcuni problemi insorti nel 1737, abbandona l’opera italiana in favore dell’oratorio inglese e,  per rispondere alla domanda di nuovi concerti da eseguire negli intervalli degli oratori e masque,  apppronta in breve tempo, tra il 29 settembre e il 30 ottobre 1739, Dodici Grandi Concerti, dal titolo e numero d’opus Concerti Grossi Opera 6, emulando Arcangelo Corelli particolarmente apprezzato dal pubblico inglese piuttosto conservatore. Questi Dodici Grandi Concerti, da eseguirsi nella stagione 1739-1740 presso il Lincoln’s Inn Fields Theatre, sono pubblicati il 12 aprile 1740 a cura di John Walsh, il quale ne aveva promosso la sottoscrizione già durante la stesura delle partiture, ottenendo un centinaio di adesioni tra la Casa reale e la nobiltà londinese.
Nonostante la convenzionalità del modello corelliano, i concerti sono comunque diversi; dieci sono nuove composizioni e due sono rielaborazioni di suoi concerti per organo. Si notano provenienze dai “Componimenti Musicali” di Gottlieb Muffat, dagli “Essercizi per gravicembalo” di Domenico Scarlatti ed anche dall’Ode for St. Cecilia’s Day dello stesso Händel.

Concerto n. 6 in sol minore, HWV 324
(I. Larghetto e affettuoso – II. Allegro, ma non troppo – III. Musette – IV. Allegro – V. Allegro)
Questo concerto è il più malinconico dei dodici!
Originariamente concepito in quattro movimenti, schema poi abbandonato per ottenere un migliore equilibrio, si apre con un larghetto dai toni quasi drammatici; brevi passaggi per archi solisti con risposte senza abbellimenti dell’intera orchestra. Segue una fuga vigorosa; il tema è sempre malinconico.
La Musette, elemento centrale del concerto, nel suo bellissimo, tenero, tema principale, esprime pacata serenità. Sono presenti diverse sezioni in una specie di rondò che inizia con un piacevole ronzio di cornamuse e prosegue con un ritmo vivace di scozzese con i bassi a ripetere il delicato motivo dei violini. Un ulteriore passaggio dei violini, poi l’organico iniziale va a chiudere con una deliziosa cadenza, quasi un sospiro.
Il quarto movimento, Allegro, presenta passaggi tra soli e tutti, e alternati con il violino solista; ricorda lo stile di Antonio Vivaldi.
Il movimento finale è una breve danza in forma binaria nello stile delle sonate per tastiera di Domenico Scarlatti.

Slovak Chamber Orchestra, dir. Bohdan Warchal

 

Concerto n. 7 in si bemolle maggiore, HWV 325
(I. Largo – II. Allegro – III. Largo, e piano – IV. Andante – V. Hornpipe)

Questa pagina è scritta per sola orchestra, non ci sono infatti episodi solistici; i violini suonano sempre insieme, tutti i movimenti sono di breve durata.
Il Largo, come un’ouverture, introduce il secondo movimento, Allegro, costituito da una fuga il cui tema è formato da una nota ripetuta in valori sempre minori. Il tempo centrale, armonicamente complesso e dalla struttura fittamente intrecciata, ricorda lo stile di Bach. L’Andante presenta un ghirigori melodico con accompagnamento molto semplice. Nell’ultimo movimento, una Hornpipe derivata dai “Componimenti Musicali” di Muffat, Händel gioca con continue evoluzioni sul ritmo allegro della danza inglese.

Academy of St. Martin in the fields, dir. Iona Brown

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