IL VIOLINO SOLO NEL ‘900

Articolo inviato da Piero

IL VIOLINO SOLO NEL ‘900

Il violino, strumento principe dell’orchestra, protagonista in quasi tutti i complessi cameristici, partner privilegiato dell’autorevole ed ecumenico pianoforte… è in grado di “fare da sè” senza che nessuno lo accompagni? Pare proprio di sì, a giudicare dalla letteratura musicale per violino solo fiorita dal XVII secolo fino ai giorni nostri. Non in quantità eccezionale, per la verità, ma con punte significative per qualità musicale e valore tecnico. Tra i primi fu Paul von Westhoff, virtuoso di Dresda, che nel 1696 pubblicò sei Suites destinate a uno strumento non accompagnato. Notevole negli stessi anni il contributo di Heinrich von Biber con la sua monumentale Passacaglia “degli Angeli Custodi”, sedicesima delle Sonate del Rosario. Più tardi fu la volta di Pisendel e Telemann, ma chi raggiunse i vertici in materia fu, tanto per cambiare, il grande Bach. Le sue tre Sonate e tre Partite per violino solo (BWV 1001-1006) sono un compendio di tutto quanto il violino aveva espresso fino ad allora ad ogni livello. Si va dalla folgorante brillantezza dei Preludi e dei tempi veloci alla grazia fantasiosa dei movimenti di danza, dalla profonda complessità delle Fughe alla soave bellezza degli Adagio, per culminare nella Ciaccona dalla Seconda Partita, considerata un capolavoro assoluto della musica destinata ad un solo strumento. Molti anni più tardi, nel 1817, il leggendario Nicolò Paganini creò i suoi 24 Capricci, op.1, che segnano il trionfo del violinismo trascendentale attraverso l’esaltazione di tutte le possibilità tecniche ed espressive del violino. Tutti i grandi esecutori delle epoche successive dovettero fare i conti con tali precedenti e, nel produrre a loro volta, ne furono in vario modo condizionati.
Sarà interessante esaminare ed ascoltare alcuni notevoli contributi del Novecento a tale arduo, ricercato e spettacolare genere musicale.

PAUL HINDEMITH (1895-1963): Finale dalla Sonata in Sol minore (1917).
Eminente figura di musicista e compositore, Hindemith produsse una grande quantità di musica per ogni sorta di strumenti e formazioni strumentali, oltre che Opere e musica sinfonica. Non aderì mai a correnti sperimentaliste di avanguardia, ma sviluppò un linguaggio che si fondava su proprie teorie armoniche e su un contrappunto in parte rivolto ai modelli del passato. Per questo fu criticato ed emarginato dalle correnti più oltranziste della “nuova musica”. Amato e praticato dagli strumentisti ansiosi di arricchire i loro repertori, non sempre fu compreso e seguito dal grande pubblico.
Violista provetto, Hindemith dedicò al violino solo alcune Sonate dal 1917 al 1924. Nel brano qui proposto risaltano brillantemente le caratteristiche del suo stile. Da rilevare, verso la conclusione, una serie di veloci passaggi in “bariolage” che richiamano da vicino la Ciaccona di Bach.
Julia Fischer, violino


EUGÈNE YSAŸE (1858-1931): Sonata n.4 in Mi minore, op.27 (1924).
Grande violinista, didatta e compositore belga, si stabilì a Parigi dal 1883. Fu concertista ricercatissimo e collaborò con celebri pianisti del suo tempo come Anton Rubinstein, Ferruccio Busoni e Raoul Pugno. Come compositore si rivolse soprattutto al violino con otto Concerti, ma anche ad altri generi musicali. Di rilevante interesse sono le sue Sei Sonate per violino solo dell’op.27. La loro particolarità è quella di essere dedicate singolarmente a concertisti di gran fama, rispettivamente: Joseph Szigeti, Jacques Thibaud, Georges Enesco, Fritz Kreisler, Mathieu Crickboom e Manuel Quiroga. Non si trattava tuttavia di dediche formali, ma Ysaÿe volle rappresentare in qualche modo le varie personalità musicali e le loro rispettive abilità esecutive. Musicalmente sono quanto mai varie nelle forme e nei contenuti. La n.4 qui proposta, dedicata a Fritz Kreisler, si sviluppa nei tempi: Allemanda – Sarabande – Finale.
Alina Ibragimova, violino (Pietro Guarneri, Venezia 1738)


SERGEJ PROKOFIEV (1891-1953): Sonata in Re maggiore, op.115 (1947).
La vastità e l’importanza della produzione di questo compositore sono tra le più notevoli del Novecento e non è il caso di accennarne qui. Riferendomi invece al brano proposto, è curioso notare come esso sia nato da un’insolita circostanza. Una ventina di studenti di violino del Conservatorio di Mosca si erano cimentati nell’eseguire in perfetto unisono brani dalla Terza Partita di Bach, cosa in verità tutt’altro che banale… Prokofiev pensò così di comporre a sua volta una Sonata per violino solo che fosse eseguibile anche da un complesso più numeroso di violini. Ciò doveva comportare la rinuncia a quei virtuosismi individualistici tipici di quella forma musicale. Ne derivò un brano di schietta vivacità, ma anche di gradevole cantabilità, nei tempi: Moderato – Andante dolce. Tema e variazioni – Allegro precipitato.
Davide Alogna, violino


BÉLA BARTÓK (1881-1945): Sonata in Sol minore (1944)
Nella vasta e importante produzione del musicista ungherese (si veda l’articolo su questo sito) questa Sonata si colloca nel suo penultimo anno di vita, durante il doloroso esilio volontario negli Stati Uniti dovuto a motivi politici. E’ un ritorno al linguaggio impressionista e, fra le opere presentate qui, è quella più avanzata, profonda e complessa. Essa fu commissionata dal grande violinista Yehudi Menuhin che ne detenne i diritti esclusivi per due anni. Qui il compositore ci lascia un’opera di alto virtuosismo, sulla quale si proietta sì l’ombra della Sonata bachiana (quattro movimenti con una Fuga al secondo posto), ma con l’impeto e la fantasia onirica che gli sono propri.
Si comincia con un “Tempo di ciaccona” che in realtà è costruito in forma-sonata e dell’antica danza ha solo le movenze iniziali. La “Fuga” seguente, dal tema estremamente marcato e aggressivo, comporta un’ardua esposizione a quattro voci, ma poi presenta una condotta successiva più libera e rapsodica. La forte tensione accumulata si stempera nel terzo movimento “Melodia” dall’atmosfera misteriosa, cui fanno eco gli effetti acuti e diafani ottenuti coi suoni “flautati” del violino. Il “Presto” finale si impone per la sua condotta energica, non priva di quegli elementi folklorici che sono caratteristici dell’anima ungherese di Bartók.
Alina Ibragimova, violino
TEMPO DI CIACCONA – FUGA (Risoluto, non troppo vivo)

MELODIA (Adagio) – PRESTO



Piero

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2 thoughts on “IL VIOLINO SOLO NEL ‘900

  1. La Sonata op.115 di Prokofiev è eseguita qui da un complesso di violini all’unisono. In questa versione le sonorità acquistano maggior spessore senza perdere tuttavia in brillantezza e in espressività. Eseguono i “London Musici” diretti da Mark Stephenson.

  2. Interessanntissimo articolo con musiche molto valide..
    L’esecuzione della La Sonata op.115 di Prokofiev è eccezionale.
    Grazie.
    Un sorriso
    gb
    E, poi, hai ricordato il mio amatissimo Bach e le sue tre Sonate e tre Partite per violino solo (BWV 1001-1006) che io ascolto sempre!

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