Giuseppe Verdi – Messa da Requiem

Giuseppe Verdi – Messa da Requiem per soli, coro e orchestra
Questo articolo, per il video a corredo, è dedicato al grande maestro Claudio Abbado deceduto a Bologna il 20 gennaio u.s.

“E’ un impulso, o dirò meglio, un bisogno del cuore che mi spinge a onorare, per quanto posso questo Grande, che ho tanto stimato come Scrittore, e venerato come Uomo”
(Giuseppe Verdi)

Capolavoro assoluto, brano di grande impatto sonoro e forte suggestione emotiva, la Messa da Requiem è l’omaggio di Verdi, compositore agnostico e fortemente anticlericale, alla memoria del grande Alessandro Manzoni, scrittore profondamente cattolico. L’idea del Requiem ha origine nel 1873 quando Verdi, alla notizia della morte del Manzoni, decide di riutilizzare il “Libera me Domine” che aveva scritto nel 1869 come parte finale di una Messa, affidata a più autori per commemorare Gioacchino Rossini, e mai eseguita a causa di vari contrasti tra i committenti e gli stessi musicisti. La Messa da Requiem viene eseguita per la prima volta il 22 maggio 1874, primo anniversario della scomparsa del Manzoni, a Milano nella Chiesa di San Marco sotto la direzione dello stesso compositore. Concepita come una rappresentazione lirica, drammatica e riflessiva, criticata per essere “troppo operistica”, la Messa da Requiem appare agli studiosi come una meditazione laica sulla morte.
Anche se non è adatto alla celebrazione di una messa, il Requiem ne rispetta le parti tradizionali essendo organizzato secondo lo schema seguente:

*  Requiem et Kyrie (quartetto solista, coro)
*  Dies Irae:

Dies irae (coro)
Tuba Mirum (basso e coro)
Mors stupebit (basso e coro)
Liber Scriptus, (mezzosoprano, coro)
Quid sum miser (soprano, mezzosoprano, tenore)
Rex tremendae (solisti, coro)
Recordare (soprano, mezzosoprano)
Ingemisco (tenore)
Confutatis (basso, coro)

*  Sanctus (a doppio coro)
*  Agnus Dei (soprano, mezzosoprano, coro)
*  Lux Aeterna (mezzosoprano, tenore, basso)
*  Libera Me (soprano, coro)

Il brano ha inizio quasi in silenzio, con i violoncelli in pianissimo; rispondono in un tempo molto dilatato gli archi e il coro, che in un debole mormorio implora ripetutamente “requiem”.
Si procede per contrapposizioni di forme, di toni, di coloriti; riverberi, echi, lontananze creano un’immagine di spazialità. Le grandi impalcature sonore del “Kyrie eleison”, di alcune parti del “Dies irae”, del “Libera me” sono di forte impatto emotivo. Momenti di pathos intenso e profondo si colgono al placarsi della concitazione di fronte allo sgomento dell’ignoto, o nella poesia della speranza dell'”Agnus Dei”, o nella mestizia del malinconico duetto “Recordare”.
Così come all’inizio, alla fine tutto si estingue nel silenzio. Il cupo mormorio del “Libera me, Domine, de morte aeterna”, invocazione di salvezza dagli inferi, diventa il riflesso sbigottito della paura di fronte al nulla senza speranza.

Semyon Bychkov, BBC Symphony Orchestra, BBC Symphony Chorus, BBC National Chorus of Wales, London Philharmonic Choir, Marina Poplavskaya (soprano), Mariana Pentcheva (mezzosoprano), Joseph Calleja (tenore), Ferruccio Furlanetto (basso)

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