Ferde Grofé: Grand Canyon Suite

Ferde Grofé: Grand Canyon Suite

Ferde Grofé, New York 1892-1972, pianista, arrangiatore e compositore americano, proviene da una famiglia francese di musicisti da ben quattro generazioni. I genitori, baritono il padre, violoncellista la madre, lo avviano sin da piccolo allo studio del violino e del pianoforte, completando poi la sua formazione musicale in Germania, a Lipsia, dove studia anche composizione.
Orientatosi verso l’arrangiamento musicale, Ferde Grofé collabora per moltissimi anni con l’orchestra di Paul Whiteman; nel 1930 cura gli arrangiamenti musicali del film “King of Jazz”.
“Mississippi Suite”, eseguita nel 1926 a New York dall’orchestra Whiteman, è la sua prima opera dedicata al paesaggio americano; fra tutte, la più famosa rimane “Grand Canyon Suite”, presentata al Teatro Studebaker di Chicago il 22 novembre 1931 sempre dall’orchestra di Paul Whiteman. La suite, seppure con una diversa sequenza dei movimenti, costituisce la base di “Grand Canyon” della Disney, documentario senza attori, né dialoghi o narrazione, che nel 1958 si aggiudica un Academy Award come miglior cortometraggio.
La suite si articola in cinque movimenti corrispondenti ad altrettanti momenti/aspetti dell’immensa gola creata dal fiume Colorado nell’Arizona settentrionale.
I movimento: Sunrise (Alba)
Prime ore del mattino, i ricchi colori dell’alba accompagnano il sorgere del sole. In apertura del brano un morbido brusio dei timpani e teneri accordi suonati dai flauti; il tema enunciato dal corno inglese viene poi sviluppato dai vari strumenti, quindi sfocia in un culmine trionfante come la luce del sole che riempie il deserto.
II movimento: Painted Desert (Il deserto dipinto)
Il deserto, silenzioso e misterioso, brilla sotto i raggi del sole che si riflettono contro le imponenti pareti a picco; i colori sono cangianti secondo la natura delle rocce e delle sabbie. Un tema enigmatico viene proposto dalle viole e dal clarinetto basso, accompagnati dai registri bassi dell’orchestra; di contrasto strane armonie dei legni e del pianoforte, poi una lirica melodia che si dissolve nell’iniziale musica misteriosa.
III movimento: On the Trail (Sul sentiero)
Questo è il movimento più popolare della suite. Un viaggiatore col suo asino si dirige verso una vicina cascata: l’orchestra imita il forte raglio del somaro e una graziosa melodia ritmata suggerisce il percorrere della pista. Il suono del carillon (celesta) indica la cascata; una breve sosta, poi il cammino prosegue ad un ritmo più veloce scandito dagli zoccoli dell’animale. Il movimento si chiude sopra un altro poderoso “heehaw”.
IV movimento: Sunset (Tramonto)
Le ombre della notte avvolgono il deserto. Come un richiamo di animali lontani i corni danno inizio a questo movimento; il tema principale, introdotto da campane e violini, viene poi ripetuto dagli oboi. Dopo lo sviluppo, i corni ripropongono il loro richiamo mentre i toni sfumano man mano che la notte avanza.
V: Cloudburst (Nubifragio)
Improvvise raffiche di vento freddo indicano l’avvicinarsi del temporale; i tuoni ruggiscono, i lampi squarciano il buio della notte, la forza del nubifragio si abbatte sul deserto. La tempesta presto scompare e dietro le nuvole appare la luna; tutta la natura si rallegra. Notevole la maestria di Grofé nell’utilizzare tutti gli strumenti dell’orchestra per rappresentare la battaglia degli elementi.

New York Philharmonic, Leonard Bernstein

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