Justin Heinrich Knecht

Articolo inviato da Piero

Justin Heinrich Knecht (1752 – 1817)

Justin Heinrich Knecht nacque nel 1752 a Biberach an der Riß, in Svevia, nel meridione della Germania. Dal 1771 fu il locale precettore protestante e direttore musicale, ma lasciò presto tale incarico per un posto di organista che tenne fino alla morte avvenuta nel 1817.
La sua fama rimase legata per lungo tempo alla “Vollständige Orgelschule für Anfänger und Geübtere” (Scuola d’organo completa per principianti ed esperti) scritta tra il 1795 e il 1798, nella quale sono contenute anche numerose composizioni a scopo esemplificativo. Knecht vi distingue due modi per trattare lo strumento: quello fondamentale e più impegnativo è costituito dallo stile polifonico e “legato” come espressione della magnificenza e dell’elevazione spirituale, l’altro dalla “maniera galante” viva e gaia, dolce e cantante propria dello stile orchestrale dell’epoca. I grandi organi coevi della Germania del sud, si cita per tutti quello di Weingarten, rispecchiano a loro volta l’immagine smagliante del tardo barocco (o Rococo) sia a livello sonoro che architettonico e ornamentale. Essi sono in grado di trasmetterci perfettamente le “maniere” di Knecht e di tanti altri compositori dell’epoca. Ecco alcuni esempi:

“Pezzo in stile galante”
Franz Raml, organo “Gabler” di Weingarten (1750)

“Cantabile in Re minore”
Massimo Gabba, organo “Fux” di Fürstenfeldbruck (1739)

Handstück im galanten Stil” n. 7
Gabriel Isenberg, organo Caspar Melchior Vorenweg (1788), Collegiata San Giovanni Evangelista/Cappenberg

Ma il compositore si cimentò anche nello stile descrittivo, sulla scia del celebre Abate Georg Joseph Vogler (1749-1814). Virtuoso itinerante, quest’ultimo riscuoteva grande successo di pubblico con le sue improvvisazioni che comprendevano anche spettacolari illustrazioni musicali di battaglie, temporali, fenomeni naturali e quant’altro. Con la “Resurrezione di Gesù”, contenuta nella sua Scuola d’organo, Knecht realizzò sette quadri relativi agli eventi che accompagnarono l’episodio:
1) Lo spaventoso silenzio della sepoltura.
2) La graduale sparizione delle tenebre notturne.
3) Il terremoto.
4) La discesa dal cielo di un Cherubino che solleva la pietra sepolcrale.
5) Gesù esce dalla tomba.
6) La fuga precipitosa dei soldati romani.
7) Il canto di trionfo degli angeli.

“Resurrezione di Gesù”
Franz Raml, organo “Gabler” di Weingarten

Oltre alla produzione organistica, Knecht si occupò anche di vari generi vocali e strumentali, sacri e profani. Godette di una certa rinomanza un brano orchestrale descrittivo dal titolo “Le portrait musical de la nature, ou Grand Symphonie” (1785). Questo “ritratto musicale” si articola in cinque parti tra loro collegate. All’inizio, nel clima bucolico di una bella giornata di sole, si intrecciano liete danze boscherecce. Ma ben presto l’atmosfera si offusca e lascia presagire un infausto cambiamento. Si scatena infatti una furiosa tempesta, tra un balenio di lampi e lo strepito dei tuoni. Gradualmente però il quadro si rischiara e la natura canta, con voce serena, un inno di ringraziamento per la pace ritrovata.
A nessuno sfuggirà l’analogia di tale programma con quello della celeberrima Sinfonia n.6 (Pastorale) di Beethoven. C’è chi ha ipotizzato che il grande musicista conoscesse il lavoro di Knecht, ma il fatto non è provato. In ogni caso il paragone tra le due sinfonie non regge e ascoltando si capirà il perchè…

“Ritratto musicale della natura o Grande Sinfonia”
Hofkapelle Stuttgart dir. Frieder Bernius

Piero

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