Schubert: Sinfonia n. 6 “La Piccola”

Franz Schubert: Sinfonia n. 6 in do magg. “La Piccola”

Interessanti esperienze nell’ambito di un procedimento formativo, le prime sei Sinfonie di Schubert, lavori giovanili composti tra i sedici e i vent’anni, non costituiscono la manifestazione di quella creatività già ben definita nei Lieder e nella produzione cameristica; attestano, peraltro, la ricerca di uno stile personale nella forma sinfonica e la pratica di un accurato esercizio nella difficile arte dell’orchestrazione.
E proprio perché frutto della ricerca di una propria autonomia rispetto agli schemi ormai consolidati del classicismo, Schubert prevede che queste sinfonie giovanili siano eseguite soltanto in accademie musicali “domestiche”; la Sesta, presentata nel corso del 1818 presso la dimora del musicista Otto Hatwig, verrà eseguita in pubblico soltanto dieci anni più tardi, il 14 dicembre 1828, in un concerto organizzato dalla Società degli Amici della Musica di Vienna per commemorare il compositore deceduto da poche settimane.

La Sinfonia numero 6, la più matura del gruppo, viene composta tra i mesi di ottobre 1817 e febbraio 1818; è detta “La Piccola” per distinguerla dall’ultima Sinfonia, “La Grande”, nella medesima tonalità di Do maggiore. L’opera risente degli influssi di Beethoven, il suo “innominato” maestro; ma in alcune parti e soprattutto nel movimento finale, è chiara l’influenza di Gioacchino Rossini, beniamino del pubblico viennese in quegli anni.
La partitura, articolata in quattro movimenti, è scritta per l’orchestra tardo-classica, quindi con clarinetti, trombe e timpani, mancano i tromboni, presenti invece nell’orchestrazione della Nona sinfonia, “La Grande”.
I movimento – Adagio. Allegro
La sinfonia inizia con una grave introduzione che, dopo i primi strappi orchestrali, si stempera dolcemente nell’Allegro in forma sonata. Il primo tema, brillante, eseguito da flauto, oboe e clarinetto, viene ripreso da tutta l’orchestra; un secondo tema, agile e scattante, è nuovamente proposto dai legni con l’accompagnamento ribattuto degli archi. Nella coda finale si avvertono echi della prima sinfonia di Beethoven.
II movimento – Andante
Tema nitido e tranquillo affidato agli archi; sezione centrale fortemente in contrasto, secondo modalità rossiniane.
III movimento – Scherzo: Presto. Più lento
Sono evidenti i riferimenti allo Scherzo della settima sinfonia di Beethoven; il trio si basa sugli interventi intrecciati dei flauti e degli archi.
IV movimento – Allegro moderato
Finale di chiara influenza rossiniana, caratterizzato dalla continua propulsione ritmica. I temi, tutti di pari importanza, sono portati in primo piano e poi abbandonati come in un perenne Rondò; scale ascendenti e discendenti dei violini e dei fiati si stagliano sopra i continui ritmi puntati dell’accompagnamento.

hr-Sinfonieorchester, dir. Antonello Manacorda

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