Richard Strauss: Quartetto per pianoforte e archi, op. 13

Richard Strauss: Quartetto in do min. per pianoforte e archi, op. 13

Quasi tutta la musica da camera di Richard Strauss, con esclusione dei Lieder, appartiene al suo periodo giovanile, e il Quartetto in do minore opera 13 per pianoforte e archi è uno dei lavori più rappresentativi.
Richard Strauss, che dal padre era stato avviato ad un’educazione musicale classica, a Berlino, dove si trasferisce nel 1883 per continuare gli studi, trova in Johannes Brahms il suo riferimento ideale. Il Quartetto per pianoforte e archi in do minore, scritto nel 1885 all’eà di 21 anni, è una pagina d’intensa musicalità che ricorda il migliore Brahms senza i suoi difetti, come scrive nel 1904 il critico Arthur Johnstone.
La partitura, articolata in quattro movimenti, mostra qualche pecca nel trattamento degli strumenti, fra cui il frequente ricorso all’unisono degli archi, ma non può escludersi che si tratti di scelte precise del giovane Strauss al fine di rendere più espressive, più efficaci le sue audaci frasi melodiche.

I movimento – Allegro
L’avvio quieto è ingannevole; subito la musica prorompe energica e ricca di contrasti; spesso le parti s’invertono, ma in linea di massima il pianoforte si contrappone a violino, viola e violoncello. Il secondo tema, ampio e affettuoso, è affidato agli archi all’unisono con gli arpeggi del pianoforte. Per le sonorità fosche, per i toni quasi drammatici, questo è il movimento più “brahmsiano” del Quartetto.

II movimento – Scherzo: Presto; Molto meno mosso
Lo scherzo è costituito da un fitto, argentino dialogo tra gli strumenti; i brevi incisi tematici, subito interrotti da frequenti pause, mostrano l’abilità del compositore nel trattare la componente ritmica. Nell’episodio centrale, Molto meno mosso, placide melodie affiorano sull’accompagnamento del pianoforte. Una veloce coda su scala discendente chiude il movimento.

III movimento – Andante
Adesso giunge un po’ di calma; l’iniziale melodia malinconica del pianoforte trova risposta negli archi, e un secondo tema lirico viene introdotto dalla viola. I due temi si espandono con ampi intervalli, alternandosi, nel dialogo tra pianoforte e archi, momenti di forte intensità armonica ad altri più sentimentali e densi.

IV movimento – Finale: Vivace
I principali temi del primo movimento, in parte già richiamati nel terzo tempo, sono ancora più evidenti in questo energico finale; gli strumenti ora hanno più spazi autonomi e creano episodi di serenità in un insieme che per la maggior parte appare triste e agitato. Dopo l’intenso e vibrante avvio pieno di ritmi sincopati, il violoncello propone un secondo tema decisamente calmo, poi le due tematiche si sviluppano con una gran quantità di virtuosismi. Cessata l’esplorazione delle diverse tonalità, il drammatico ritorno a quella d’impianto, do minore, porta alla conclusione finale.

Ya-Ting Chang, pianoforte
Peter Sirotin, violino
Michael Stepniak, viola
Fiona Thompson, violoncello

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