Henry Purcell: Dido and Aeneas

Henry Purcell: Didone e Enea, opera in tre atti su libretto di Nahum Tate

Capolavoro di Henry Purcell, “Dido and Aeneas” è una delle opere che maggiormente caratterizzano il teatro musicale del Seicento; l’aria finale, il lamento di Didone “When I am laid in earth”, cantata su un lento e discendente basso di 10 note, è una pagina d’intenso lirismo, tra le più famose del melodramma.
Vivente Henry Purcell, l’opera viene rappresentata nel 1689 presso il collegio femminile di Chelsea diretto da Josias Priest, maestro di danza e coreografo; tranne il ruolo di Enea, si presume che le parti solistiche siano state interpretate dalle ragazze del collegio. “Dido and Aeneas” è riproposta nel 1704 al Little Lincoln’s Inn Fields Theatre di Londra, e successivamente appare in forma di masque; nel 1877 viene pubblicata da William Hayman Cummings, tenore, musicista e fondatore della Purcell Society, che nel 1960 provvede alla ristampa in una edizione moderna.
Della prima rappresentazione è rimasto solo il libretto, con un prologo che, invece, manca nel cosiddetto “Manoscritto Tenbury”, il più antico a noi pervenuto, posteriore al 1748 ma probabilmente copiato da una fonte antecedente al 1720. Questo manoscritto, inoltre, è privo del coro e della danza che chiudono il secondo atto, presenti nel testo di Nahum Tate e con i quali, peraltro, si concludono tutte le altre scene dell’opera.
Suddivisa in tre brevi atti, l’opera prende spunto dal Libro IV dell’Eneide di Virgilio: il soggiorno di Enea a Cartagine, l’innamoramento della regina Didone, la sua disperazione e il suicido per essere stata abbandonata dall’eroe troiano. Il libretto di Tate, pur in linea con quanto scritto da Virgilio, presenta qualche diversità, la più eclatante è l’introduzione nella vicenda di una conventicola di streghe, nemiche della regina, che tramano contro di lei provocando con l’inganno l’allontanamento di Enea da Cartagine. Secondo gli studiosi le streghe rappresenterebbo le trame ordite dalla Curia cattolica contro la monarchia anglicana, e quindi la vicenda si configura sostanzialmente in un monito inequivocabile per la Corona Britannica a mantenere l’unità politica e religiosa del regno.

Atto I
L’Ouverture in forma francese, un Adagio solenne e maestoso seguito da un tempo vivace, evoca la dimora reale. Didone, che ha accolto Enea nel suo palazzo, è turbata; la sorella e confidente Belinda le prospetta un futuro radioso: “Shake the cloud from off your brow”, anche il coro interviene ampliando l’invito ad allontanare le pene: “Banish sorrow, banish care”. Didone si tormenta e afferma che la pace ormai è lontana dalla sua anima: “Ah Belinda, I am press’d with torment”. Belinda intuisce che la passione per Enea ne è la causa e, convinta che l’alleanza con i troiani porterà benefici a Cartagine, consiglia a Didone di sposare l’eroe troiano: “When monarchs unite, how happy their states”. La regina è titubante; Enea implora l’amore di Didone, se non per lui, almeno come salvezza per l’impero: “If not for mine, for empire’s sake”. L’inno all’amore intonato dal coro: “To the Hills and the vales, to the rocks and the mountains”, conduce alla danza trionfale che chiude il primo atto.

Atto II
In una caverna, sollecitate da un inquietante ritmo di marcia, si stanno radunando le streghe. La maga invita le sorelle a compiere il maleficio: brucerà Cartagine e la regina perderà gloria, vita e amore; un elfo, nelle sembianze di Mercurio, il messaggero di Giove, ordinerà ad Enea di partire nella notte alla ricerca degli italici lidi. Le streghe quindi scatenano una violenta tempesta per costringere Didone ed Enea ad interrompere la caccia e rientrare subito nel palazzo reale. La Danza delle Furie chiude la scena.
In un boschetto dove si sta svolgendo la caccia, Belinda rivolge il suo canto di venerazione: “Thanks to these lonesome vales”, poi ripreso dal coro, verso il paesaggio idilliaco caro a Diana. Enea e Didone hanno tristi presentimenti e Belinda, sostenuta dal coro, sollecita tutti a rientrare: “Haste, haste, to Town”; ha inizio un articolato episodio polifonico che, in crescendo, evidenzia l’ineluttabile furia degli eventi. Il folletto inviato dalla strega annuncia il volere di Giove: “Stay, prince, and hear great Jove’s command”, Enea quindi si sottomette al volere degli dei pur lamentandosi del proprio destino: “But ah, what language can I try”.

Atto III
Al porto i marinai esultano per l’imminente partenza: “Come away, fellow sailors”; le streghe festeggiano soddisfatte. La fitta tessitura polifonica sfocia in un episodio riservato alla maga: “Our next motion must be to storm her lover on the ocean”, seguito da una pagina corale: “Destruction’s our delight”.
Didone, certa ormai di perdere Enea, confessa a Belinda la sua disperazione; in un drammatico duetto Enea si giustifica incolpando il destino: “What shall lost Aeneas do?”, ma Didone lo accusa di essere ipocrita, vile e infedele, allontandolo per sempre. Il coro sottolinea la tragicità del momento: “Great minds against themselves conspire, and shun the cure they most desire” e Didone, decisa ad uccidersi, chiede conforto a Belinda: “Thy hand, Belinda, darkness shades me” e infine la supplica di non lasciarsi tormentare dal ricordo dei suoi errori quando sarà morta: “When I am laid in earth”.
Il patetico e accorato coro conclusivo: “With medrooping wings” prega gli amorini di vegliare per sempre sulla tomba della sfortunata regina.

Didone: Sarah Conolly, mezzosoprano
Enea: Gerald Finley, baritono
Belinda: Lucy Crowe, soprano
Strega: Patricia Bardon, mezzosoprano
Spettro: Willian Purefoy, controtenore
Seconda donna: Sarah Tynan, soprano
Marinaio: John Mark Ainsley, tenore
Prima maga: Carys Lane, soprano
Seconda maga: Rebecca Outram, soprano
Coro e Orchestra  The Age of Enlightenment,  dir. Steven Devine and Elizabeth Kenny

Apri in una nuova scheda il libretto italiano/inglese

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