Antonio Carlos Gomes

Antonio Carlos Gomes (1836 – 1896)

Considerato il principale musicista brasiliano del XIX secolo, Antonio Carlos Gomes è l’unico compositore d’opera non europeo ad avere successo in Italia durante “l’età d’oro dell’opera lirica”; in tutte le sue espressioni drammatiche prevale sempre il ruolo della voce, e in questo senso può essere paragonato al nostro Verdi.
Antonio Carlos Gomes nasce a Campinas, stato di San Paolo; la sua formazione musicale è curata da suo padre Manuel, direttore della banda cittadina. Poco più che ventenne inizia ad esibirsi come pianista; viene ammesso al Conservatorio Nazionale di Rio de Janeiro dove studia composizione con Gioacchino Gianini. Al successo di due cantate presentate nel 1860, di cui una dal titolo “A última hora do Calvario”, scritta per la chiesa militare di Santa Cruz, fa seguito l’incarico di Direttore dell’Orchestra e di secondo conduttore del Teatro Lirico Nazionale. A settembre del 1861, al Teatro Fluminense di Rio, debutta con l’opera in portoghese “A Noite Do Castelo” il cui grande successo viene rinnovato due anni più tardi da “Joana De Flandres”. Grazie a questi exploit Carlos Gomes ottiene dall’Accademia Imperiale delle Arti una borsa di studio per studiare in Europa; soggiorna in Portogallo e in Francia, poi si stabilisce a Milano. Studia al Conservatorio con Lauro Rossi e Alberto Mazzucato e nel 1866 consegue, in soli tre anni, il diploma di Maestro Compositore. In Italia diventa subito famoso per le musiche della rivista di Antonio Scalvini “Se sa minga” e della commedia musicale “Nella luna”.
Deciso a creare un’opera con riferimenti alla cultura indigena della sua terra, Antonio Carlos Gomes compone “Il Guarany”, basata sulla storia romantica “O Guarani”, opera tra le più famose dello scrittore brasiliano José de Alencar, che va in scena al Teatro alla Scala nel mese di maggio del 1870. È un vero trionfo; il compositore è insignito del titolo di “Cavaliere del Regno d’Italia” da Vittorio Emanuele II, l’opera viene replicata in tutte le principali capitali europee e a Rio de Janeiro riscuotendo sempre grande successo.
Mentre “Il Guarany” è perfettamente in linea con la tradizione belcantistica italiana, la seconda opera di Gomes, “Fosca” (libretto di Ghislanzoni), messa in scena al Teatro alla Scala il 16 febbraio 1873, è un lavoro difficile, strutturato in una forma polifonica molto cromatica e con uso sistematico di ritornelli. Nonostante il giudizio favorevole degli esperti e i commenti lusinghieri di Charles Gounod, l’opera non conquista il pubblico italiano, né viene replicata in altri teatri. È un vero e proprio “fiasco” dal quale Gomes si riscatta presentando l’anno successivo, al Teatro Carlo Felice di Genova, “Salvator Rosa”, un’opera in vecchio stile, di ambientazione napoletana. Per nulla gradita al pubblico è anche “Maria Tudor”, opera poco felice basata su libretto del poeta scapigliato Emilio Praga, rappresentata il 27 marzo 1879 alla Scala di Milano.
Ritornato in Brasile, Antonio Carlos Gomes si dedica alla composizione di un’opera ispirata alla lotta contro la schiavitù; “Lo schiavo”, rappresentata a Rio de Janeiro nel 1889, è il suo ultimo grande successo.

Grande valzer di bravura
Fernando Lopes, pianoforte

Alvorada, preludio all’opera “Lo Schiavo”
Orquestra Sinfônica de Barra Mansa, dir. Vantoil de Souza Júnior

Sento una forza indomita, duetto dall’opera “Il Guarany”
Montserrat Caballé e José Carreras

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