Shostakovich – Sinfonia n. 5

Dmitri Shostakovich – Sinfonia n. 5 in re min. Op. 47

La Sinfonia n. 5 Op. 47 è una delle opere più conosciute e apprezzate di Shostakovich; completata nel mese di luglio 1937, viene eseguita per la prima volta il 21 novembre di quell’anno, giorno celebrativo del ventennale della Rivoluzione d’ottobre, dall’Orchestra Filarmonica di Leningrado diretta da Evgenij Mravinskij. In occidente viene presentata il 14 giugno 1938 alla Salle Pleyel di Parigi sotto la direzione di Roger Désormière.
Shostakovich compone la quinta sinfonia durante un periodo tormentato e infelice della sua vita, sottoposto a stroncature e duri attacchi da parte della Pravda, organo ufficiale del regime. Dopo la rappresentazione dell’opera “Lady Macbeth del Distretto di Mcensk”, nonostante il successo di pubblico ottenuto, una serie di editoriali della Pravda (probabilmente ispirati dallo stesso Stalin) lo accusano di “puro formalismo piccolo borghese”, condannano le dissonanze e le sonorità confuse dell’opera e, ancora peggio, lo indicano come nemico del popolo a causa della sua deliberata “volontà di allontanarsi quanto più possibile dall’opera classica”. Ad aprile 1937 Shostakovich, che aveva portato a termine la sinfonia numero quattro, paventando ulteriori più severe sanzioni decide di non farla eseguire; temeva anche per la sua vita perché alcuni suoi amici, arrestati in quel periodo, erano scomparsi misteriosamente.
È con il proposito di riabilitarsi di fronte allo Stato che Shostakovich compone la quinta sinfonia presentandola come “risposta positiva e stimolante da parte di un artista sovietico a delle giuste critiche”; lui stesso ne esplicita il contenuto ideologico pubblicando il 25 gennaio 1938 sulla Večernjaja Moskva l’articolo “La mia risposta creativa”. Scrive che la sinfonia ha per tema l’uomo con tutte le sue esperienze, le sue tensioni, che nel movimento Finale si risolvono in ottimismo e in gioia di vivere. Poi Shostakovich rivelerà che la gioia è solo apparente, l’ha creata sotto minaccia.
La Sinfonia n. 5, articolata nei seguenti quattro movimenti: Moderato, Allegretto, Largo, Allegro non troppo, unisce ai toni del sinfonismo tardo romantico tratti specifici della musica sovietica; presenta momenti di velata ironia e un finale trionfante. Nell’insieme, tuttavia, si delinea come opera tragica e desolata, rappresentazione di un popolo che vive sotto la minaccia delle purghe di regime e delle deportazioni.

I movimento – Moderato
Il contrasto tra apparenza e realtà è ben evidente in questo movimento, inizalmente malinconico, poi via via più frenetico.
Il tema principale viene subito esposto dagli archi e ripreso dai legni e dagli ottoni; assoli di corni, flauti, clarinetti, poi il pianoforte rompe la serenità iniziale e dà l’avvio al crescendo di tutta l’orchestra. Trombe, timpani e rullante eseguono una marcia (sbeffeggiamento nei confronti del regime stalinista), poi le varie sezioni dell’orchestra ripetono il primo tema. Il movimento si chiude in un’atmosfera contemplativa, quasi di meraviglia, segnata da una breve scala cromatica affidata alla celesta.

II movimento – Allegretto
Tempo di danza, vigoroso e beffardo; l’allegria che traspare è forzata e trasmette disagio. Sono presenti due temi, proposti man man dalle varie sezioni strumentali, a volte con marcati effetti bandistici dall’accento derisorio.

III movimento – Largo
Andamento lento, atmosfera angosciante e patetica; l’uomo non si è ancora affrancato dalle sue intime afflizioni.
In questo movimento non sono previsti gli ottoni, gli archi sono divisi in gruppi e i contrabbassi suonano all’unisono. Sulla trama polifonica intessuta dai vari gruppi si snodano quattro motivi, simili per carattere espressivo. Il terzo e il quarto motivo sono introdotti, rispettivamente, dal flauto e dall’oboe, l’ultimo tema, inoltre, viene poi ripreso e costituisce un bellissimo assolo dei violoncelli.

IV movimento – Allegro non troppo
Riguardo a questo movimento Shostakovich scrive sulla Večernjaja Moskva: “Questo finale dà una risposta ottimista ai momenti tragici che troviamo nei precedenti tempi della sinfonia“, in privato però, all’amico Volkov, confida: “Il giubilo è forzato, è frutto di costrizione“.
L’ultimo movimento propone due temi principali, contrastati ciascuno da un motivo secondario dai toni lirici. Una marcia incalzante coinvolge tutta l’orchestra, quindi la sinfonia si conclude con un assolo di timpani, percussioni e ottoni che s’impone sul motivo continuamente ripetuto dagli archi.
La frenetica e sconnessa marcia eroica è un momento di esaltazione palesemente artificioso; il giubilo, retorico e falso, esibito platealmente adombra la costrizione a doversi fingere a tutti i costi entusiasta.

Orchestre de Paris, Paavo Järvi
(Moderato – Allegretto 16:40 – Largo 22:30 – Allegro non troppo 37:41)

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