Händel – Il Delirio Amoroso

Händel – Cantata “Il Delirio Amoroso” (o Da quel giorno fatale) HWV 99
per soprano, flauto, oboe, 3 violini, viola, violoncello e basso continuo

A Roma nel primo decennio del XVII secolo è vietata per decreto pontificio la rappresentazione melodrammatica, tuttavia personaggi amanti della musica e contrari alla proibizione dell’opera, tra cui i cardinali Ottoboni, Pamphilj e Ruspoli, gareggiano tra loro proteggendo artisti e organizzando spettacoli di prestigio nei propri palazzi.
Il cardinale Benedetto Pamphilj, poeta dilettante e membro dell’Accademia dell’Arcadia con lo pseudonimo di Fenicio Larisseo, è l’autore dei versi della Cantata “Il Delirio Amoroso”, composta dal giovane Georg Friedrich Händel a febbraio del 1707, durante i primi giorni del suo soggiorno romano.
Il libretto racconta la triste storia d’amore fra il pastore Tirsi e la ninfa Clori. Clori, come Orfeo, vuole discendere nell’Ade per rivedere il defunto Tirsi, che in vita non ha mai ricambiato il suo amore e persino negli Inferi la rifiuta; Clori, tuttavia, generosamente lo conduce ai Campi Elisi.
La cantata, articolata in 13 movimenti e caratterizzata da un’ampia “Introduzione” strumentale, assume una configurazione da melodramma non solo per lo spessore dell’organico strumentale, ma anche per l’organizzazione strutturale che prevede, in aggiunta all’alternanza fra Recitativi e Arie, due movimenti di danza inseriti allo scopo di vivacizzare la rappresentazione.
1. Introduzione: ­ Allegro – Largo – Allegro
2. Recitativo: “Da quel giorno fatale” (continuo)
3. Aria: “Un pensiero voli in ciel” ­(oboe, archi e continuo)
4. Recitativo: “Ma fermati pensier” (continuo)
5. Aria: “Per te lasciai la luce” (violoncello e continuo)
6. Recitativo: “Non ti bastava ingrato” (continuo)
7. Aria: “Lascia omai le brune vele” (flauto diritto, 2 violini e continuo)
8. Recitativo: “Ma siamo giunti in Lete” (continuo)
9. Entrée: oboe, 3 violini, viola e continuo
10. Minuetto: oboe, 3 violini, viola e basso continuo
11. Aria: “In queste amene piagge” (oboe, 2 violini, viola e continuo)
12. Recitativo: “Si, disse Clori, e se d’un sole estinto” (continuo)
13. Minuetto: oboe, 3 violini, viola e basso continuo<

L’ampia introduzione strumentale propone una piacevole e suadente melodia affidata all’oboe.
Il Recitativo “Da quel giorno fatale”­ introduce la vicenda: Tirsi è morto e Clori disperata vuole discendere nell’Ade per rivederlo.
L’Aria “Un pensiero voli in ciel” è modellata sul continuo dialogo tra voce e strumenti; all’inizio, il violino solo ha il compito d’introdurre la voce sopranile.
Il Recitativo che segue presenta momenti più concitati: Clori delira, raggiunge Tirsi all’inferno (“Sì, sì, rapida io scendo”) e realizza che anche lì le sfugge.
Commovente l’Aria “Per te lasciai la luce”, pervasa da rassegnata malinconia; gli eterei arabeschi vocali svettano sulla contrastante tessitura del violoncello.
Dopo l’acuta delusione espressa nel Recitativo, l’Aria “Lascia omai le brune vele” è l’invito rivolto a Tirsi a seguirla ai Campi Elisi; in tempo allegro non troppo, l’aria è sostenuta dall’intervento gioioso del flauto a becco.
Giunti sulle sponde del Lete, Recitativo 8, la musica diventa imponente, seria; i due intermezzi cameristici, Entrée e Minuetto, mettono in risalto un momento di estasi.
Successiva riflessione di Clori nell’Aria “In queste amene piagge serene”; nella prima parte il soprano è accompagnato dal solo basso dell’orchestra.
Ulteriore momento riflessivo nell’ultimo Recitativo, poi la conclusione, strumentale e inaspettata, giunge con la breve ripresa del Minuetto.

Joanne Lunn, soprano
Musica Alta Ripa, dir. Bernward Lohr

1 – Introduzione
(Allegro – Largo – Allegro)
2 ­- Recitativo
Da quel giorno fatale,
che tolse morte il crudo Tirsi a Clori,
ella per duolo immenso,
sciolto il crin, torvo il guardo,
incerto il piede, par ch’abbia in sé
due volontà, due cori.
E del chiaro intelletto,
per gran fiamma d’amor, turbato il raggio,
ora s’adorna, ora del crin negletto
fa dispettoso oltraggio;
e varia nel pensier, ma sempre bella,
agitata, così seco favella:3 – ­ Aria
Un pensiero voli in ciel,
se in cielo è quell’alma bella,
che la pace m’involò.
Se in Averno è condannata
per avermi disprezzata,
io dal regno delle pene
il mio bene rapirò.

4 – ­ Recitativo
Ma fermati, pensier,
purtroppo è vero
che fra l’ombre d’Averno
è condannato per giusta pena,
e per crudel mio fato.
Sì, sì, rapida io scendo
a rapir il mio bene
dell’arsa Dite alle infocate arene.
Ma che veggio?
Rimira il mio sembiante dispettosa,
poi fugge, un’ombra errante.
Tirsi, ah Tirsi, ah! Crudele!

5 – ­ Aria
Per te lasciai la luce,
ed or che mi conduce
amor per rivederti,
tu vuoi partir da me.
Deh! Ferma i passi incerti,
o pur se vuoi fuggir,
dimmi, perché?

6 – ­ Recitativo
Non ti bastava, ingrato,
d’avermi in vita lacerato il core?
Dopo l’ultimo fato,
siegui ad esser per me furia d’amore;
anzi ti prendi a scherno
ch’io venga teco ad abitar l’inferno.
Ma pietà per vigore ti renderò.
Su, vieni al dolce oblio di Lete;
indi daranno pace gli Elisi,
al già sofferto affanno.

7 – ­ Aria
Lascia omai le brune vele,
negro pin di Flegetonte.
lo farò che un zeffiretto,
per diletto,
spiri intorno a te fedele,
e che mova i bianchi lini
pellegrini in Acheronte.

8 – ­ Recitativo
Ma siamo giunti in Lete;
odi il suono soave
degli Elisi beati.

9 – ­ Entrée

10 – ­ Minuetto

11 – ­ Aria
In queste amene
piagge serene,
da sè ridente
nasce ogni fior.
Tra suoni e canti,
sempre clemente
spiran gli amanti
aura d’amor.
Pietà e valore,
gloria ed onore,
chi può negarmi
giusta mercè.
Saran le pene
piacer del bene
che deve darvi
amore e fè.

12 – ­ Recitativo
Sì, disse Clori, e se d’un sole estinto
più non vide il bel lume,
lo vide almen per fantasia dipinto.

13 – Minuetto

 

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3 pensieri riguardo “Händel – Il Delirio Amoroso

  1. questo tuo blog è stupendo!
    Anche il “libretto”!

    Io, comunque, quel Tirsi lo lasciavo nell’Ade. Ecco.
    :-)

  2. @ poetella
    al di là della banalità della storia, acoltare Händel per me è sempre un’esperienza “toccante”; ciò che più mi piace in questo brano è il gioco del violoncello nella 5a Aria e la prima parte dell’ultima Aria.

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