GLI URLATORI

Articolo redatto per la rivista on-line CADZINE Anno III n. 2 Aprile/Maggio 2016

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La musica italiana del dopoguerra è ancora caratterizzata dalle tematiche di disimpegno tipiche delle canzoni dell’epoca fascista, tuttavia segnali di rinnovamento iniziano ad apparire man mano che l’Italia si trasforma in paese industriale. La canzone italiana dei primi anni ’50 è dominata dal genere melodico e i testi fanno uso di espressioni linguistiche ormai superate, di origine letteraria come, ad esempio, in Borgo Antico cantata da Claudio Villa. I fautori dell’innovazione musicale guardano a realtà diverse, alla vicina Francia e alle Americhe e facendo riferimento ai grandi chansonniers, al cool jazz, al rock’ n’ roll e ai ritmi latino-americani. I testi delle canzoni, abbandonata la retorica, iniziano a conformarsi ad uno stile più emozionale; anche l’abbigliamento, il modo di apparire, soprattutto quello delle cantanti, tende ad adeguarsi all’anticonformismo espresso dalle canzoni.
Un forte impulso al rinnovamento, negli anni del boom economico, viene dai cosiddetti urlatori, voci potenti che si esprimono in maniera disadorna e priva degli abbellimenti tipici del canto “melodico”. L’appellativo urlatori, affibbiato dalla stampa dell’epoca con connotazioni negative, identifica un folto gruppo di giovani cantanti emergenti che si contrappongono ai principali interpreti della melodia all’italiana: tra gli altri Claudio Villa, Nilla Pizzi, Luciano Tajoli, Achille Togliani, Tonina Torrielli.
Nel blu dipinto di blu, con cui nel 1958 Domenico Modugno trionfa al Festival di Sanremo, è tra le prime significative novità nel panorama della canzone italiana.
L’emancipazione dalla vocalità legata alla tradizione belcantistica passa principalmente attraverso la musica riprodotta dai juke-box presenti ormai non solo nei bar ma anche in sale da gioco, sui lungomare, negli stabilimenti balneari e in diversi locali d’aggregazione; tale strumento, inadatto alle canzoni tipiche all’italiana, complesse sia nel testo che nel fraseggio musicale, riproduce canzoni poco impegnative e di presa immediata sull’ascoltatore.
Il filone degli urlatori italiani è aperto nel 1958 da Tony Dallara con il successo strepitoso di Come prima, seguito poi dagli urlatori cosiddetti “melodici”, come Betty Curtis e Joe Sentieri, e da quelli più aggressivi come Little Tony, Adriano Celentano e Anna Maria Mazzini.
“Come prima”, è uno slow per le sale da ballo ma Tony Dallara urla a piena voce “co-o-me pri-i-ma” sull’esempio del singhiozzato “o-o-only you-u” degli americani The Platters. Nel 1959 Tony Dallara lancia Ghiaccio bollente, una canzone di forte sensualità, espressione di concetti contrapposti, che riscuote grande successo.
I primi successi di Anna Maria Mazzini, prepotentemente nota come Mina, risalgono alla fine del 1958 quando incide con il suo gruppo, gli Happy Boys, una serie di canzoni famose, da lei reinterpretate con accelerazioni del ritmo e modificazioni del testo, applicando una tecnica ispirata a Louis Armstrong.
In questo stesso periodo si afferma Adriano Celentano, detto il “Molleggiato” per il suo modo di esibirsi contorcendosi, con le canzoni Nata per me, Il tuo bacio è come un rock e con Ventiquattromila baci, canzone, quest’ultima, che introduce un nuovo modo di cantare l’amore: smitizzato, temporizzato, ridotto a mera gestualità (…felici corrono le ore …ogni secondo bacio te …mille carezze vuole all’ora).
La prima trasmissione televisiva a dare spazio agli urlatori è una puntata de “Il Musichiere” dell’aprile 1959; sulla scena è piazzato un juke-box dal quale fuoriescono i cantanti che vanno a esibirsi in diretta. Sulla scia dei consensi ottenuti da questa trasmissione, il regista Lucio Fulci realizza, tra il 1959 e il 1960, “I ragazzi del juke-box” e “Urlatori alla sbarra”, due film del genere musicarello (*).
Il successo degli urlatori favorisce di conseguenza il mercato discografico italiano che vede abbassarsi la fascia d’età degli acquirenti, conquistati anche dal fulmineo esordio, nei primi anni ’60, di giovanissimi come Gianni Morandi e Rita Pavone.
È alle porte ormai la “British invasion” e gli urlatori lasciano il campo ai nuovi soggetti musicali ispirati ai rockers e ai gruppi beat d’oltremanica; tra i tanti, ricordo con piacere The Rokes, l’Equipe 84, i Camaleonti e i Dik Dik.

(*) Il musicarello è il nome dato negli ambienti romani a un sottogenere cinematografico italiano che ha due caratteristiche fondamentali: la prima, è supportare un cantante di fama e il suo nuovo album discografico; la seconda è il riferimento costante alla moda e alla gioventù, anche in versione vagamente polemica nei confronti dei matusa. Sono presenti quasi sempre la vita da spiaggia e tenere caste storie d’amore, coadiuvate dalla voglia di divertirsi e ballare senza pensieri. (Wikipedia)

Come prima: Tony Dallara

Nessuno: Betty Curtis, Sanremo 1959

Nessuno: Mina, (dal film Urlatori alla sbarra)

Il tuo bacio è come un rock: Adriano Celentano

 

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