Ravel: Valses Nobles et Sentimentales

Maurice Ravel: Valses Nobles et Sentimentales

Il titolo di Valses nobles et sentimentales indica a sufficienza la mia intenzione di comporre una serie di walzer sul modello di Schubert. Al virtuosismo che faceva da sfondo a Gaspard de la nuit, fa seguito una scrittura nettamente più chiara, che indurisce le armonie e sottolinea i rilievi della musica.” (Maurice Ravel)

Come dichiara nella sua autobiografia, Ravel abbandona i virtuosismi che caratterizzavano “Gaspard de la nuit” in favore di una scrittura pianistica semplificata dove può esprimersi con maggiore plasticità di linee, ricreando effetti di rilievo, di chiaroscuro, di contrasti armonici. Nonostante l’esplicito riferimento alle composizioni di Schubert “34 Valses sentimentales” e “12 Valses nobles”, l’opera di Ravel null’altro ha in comune se non il titolo e la forma di valzer; Ravel, inoltre, annota nella prima pagina della partitura di aver scritto con “il piacere delizioso e sempre nuovo d’una inutile occupazione“, citando il poeta suo amico Henri de Régnier.
La novità del linguaggio raveliano rispetto alle precedenti opere pianistiche, sorprende molti. Nell’insolita presentazione del 9 maggio 1911 alla Sala Gaveau, il pianista Louis Aubert, dedicatario dell’opera, esegue i brani in forma anonima e invita il pubblico, per la maggior parte musicisti e critici, a indovinare l’autore; tranne pochissimi, tutti gli altri indicano chi Erik Satie, chi Vincent d’Indy, Zoltán Kodàly ed anche Théodore Dubois.
In questi otto brani Ravel sovverte gli stereotipi tradizionali; il tempo ternario e la melodia del walzer appaiono interrotti dal sovrapporsi di elementi ritmici enigmatici. I brani sono eseguiti senza interruzioni secondo la sequenza: “Moderato”, “Molto lento”, “Moderato”, “Molto animato”, “Quasi lento”, “Molto vivo”, “Meno vivo”, “Lento” Epilogo.
Il primo brano presenta ripetuti slanci ritmici e melodici che via via aumentano d’intensità, il penultimo, il più complesso, è caratterizzato da forti contrasti; il lento finale, dal carattere molto intimo, chiude in una etera dissolvenza.
Nel 1912 Ravel provvede all’orchestrazione dei brani per una esecuzione coreografica di Natasha Trouhanova presentata al Théâtre du Châtelet con il titolo “Adélaïde, ou le langage des fleurs”; dal 1914 questa versione, ma con il suo titolo originale, viene eseguita come suite orchestrale.

Krystian Zimerman, pianoforte
I Modéré – très franc (0:09)
II Assez lent – avec une expression intense (1:52)
III Modéré (4:03)
IV Assez animé (5:26)
V Presque lent – dans un sentiment intime (6:32)
VI Assez vif (7:22)
VII Moins vif (8:05)
VIII Epilogue: lent (10:44)

Orchestra Sinfonica della Radio Danese, dir. Thomas Søndergaard

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