Weber: Concerto per clarinetto n. 2

Carl Maria von Weber: Concerto per clarinetto n. 2 in mi bem. magg. Op. 74

Dopo Mozart, Carl Maria von Weber è il primo compositore a scrivere pezzi importanti per il clarinetto; il Grand Duo Concertante e Tema e Variazioni con accompagnamento di pianoforte, il Quintetto per clarinetto con quartetto d’archi, e tre opere per clarinetto e orchestra: il Concertino e i due Concerti opera 73 e 74. Il Concerto n. 2, ritenuto il migliore tra queste sue composizioni, si è imposto tra i principali brani del repertorio classico per i suoi brillanti effetti virtuosistici.
Tutte le composizioni di Weber per il clarinetto, ad eccezione del Gran Duo Concertante, sono scritte per Heinrich Bärmann, grande virtuoso, soprannominato il “Rubini del clarinetto” per le sue modulazioni che lo avvicinavano al grande tenore italiano.
Il Concerto in mi bemolle maggiore, vivace e maestoso, dà modo al solista di esprimersi in un’ampia gamma sonora; alla prima esecuzione, Monaco 25 novembre 1811, riceve un’accoglienza trionfale anche per l’abilità di Bärmann, come annotato da Weber nel suo diario, di eseguire con facilità scale veloci e passaggi repentini dalle note alte a quelle più gravi.
La partitura, suddivisa in tre movimenti, è scritta per clarinetto solista, due flauti, due oboi, due fagotti, due corni, due trombe, timpani e archi.

I movimento – Allegro
Il primo movimento evidenzia un trattamento tematico che ricorda le ouverture operistiche di Weber.
Tutta l’orchestra espone il tema principale, quasi una marcetta; il clarinetto annuncia una melodia di stampo rossiniano e poi ripropone il tema iniziale. Tutta la parte del clarinetto è caratterizzata da frequenti salti d’ottava e, nel finale, il solista è impegnato in difficili passaggi che si estendono fino ai limiti della gamma sonora dello strumento.

II movimento – Andante con moto
Melodia del clarinetto molto espressiva, enunciata in apertura e ripresa più volte; l’orchestra procede per accordi brevi come un recitativo secco.

III movimento – Polonaise
Fiore all’occhiello di ogni clarinettista, il movimento finale richiede grande abilità soprattutto nel controllo delle chiavi e del respiro.
Sul caratteristico ritmo della danza polacca, il clarinetto annuncia il tema pricipale, poi abbellito con sincopi e salti veloci. Il lavoro si conclude con brillanti passaggi virtuosistici, arpeggi e scale veloci, definiti da Hamilton John Warrack “sufficienti a bruciare le dita della maggior parte dei clarinettisti”.

Anna Paulová, clarinetto
Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Praga, dir. Miriam Němcová
(Allegro – Andante con moto 08:20 – Polonaise 15:07)

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