Haydn: Sonata per pianoforte n. 59

Franz Joseph Haydn: Sonata per pianoforte n. 59 in mi bem. magg. Hob.XVI:49

Composta tra il 1789 e il 1790, la Sonata per pianoforte n. 59 in mi bemolle maggiore fa parte dei primi anni della terza fase creativa di Haydn; quest’opera, di forte stampo mozartiano nel secondo movimento, si caratterizza per il grande equilibrio stilistico.
I due movimenti esterni della sonata, Allegro e Finale: Tempo di Minuetto, nascono nel 1789 probabilmente destinati ad altra composizione per tastiera; nel 1790 Haydn completa il lavoro con l’aggiunta dell’Adagio e cantabile. Nel manoscritto autografo, datato 1 giugno 1790, si legge che l’opera è dedicata a Maria Anna Jerlischeck, governante di casa Esterházy e futura moglie del violinista e imprenditore Johann Tost,  e che il lavoro è scritto per Maria Anna von Genzinger, abile pianista dilettante, sua amica e confidente affettuosa. Haydn, in una missiva, le descrive questa nuova composizione significando che l’Adagio: “è un po’ difficile ma pieno di sentimento“; alla richiesta della Genzinger di semplificare i passaggi che prevedono l’incrocio delle mani, Haydn promette una versione modificata che, peraltro, non vedrà mai la luce.

Il primo movimento, Allegro, si evolve in un rimbalzare ternario. Un motivo militaresco di quattro note è l’elemento propulsivo del tema principale; è contrastato da un secondo motivo, più cantabile, da quello comunque derivato e sviluppato con abbellimenti. L’ampia coda conclusiva ripropone, con variazioni, i due temi; passaggi incrociati delle mani, rapide chiamate e risposte dai bassi verso gli acuti.

Il delicato Adagio e cantabile è strutturato in forma ABA; i due temi si alternano ampliati e riccamente decorati; nella sezione centrale l’incrocio delle mani esprime una melodia particolarmente intensa ed emozionante.

Il leggero Minuetto finale risolve la tensione del movimento precedente. È impostato in forma di rondò, la cui idea principale è inframmezzata da due episodi; il primo richiama il tema cadenzato dell’Allegro, conferendo, così, unitarietà all’intero lavoro.

Alfred Brendel, pianoforte

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