Marco Marazzoli

Marco Marazzoli detto Marco dall’arpa (1602? – 1662)

Marco Marazzoli, compositore, maestro di cappella, rinomato suonatore d’arpa, è uno dei principali musicisti nel panorama musicale romano della prima metà del XVII secolo; la sua opera, e in particolare la sua cantata profana, si distingue per l’originalità dello stile e l’immediatezza della melodia.
Marco Marazzoli nasce a Parma intorno al 1602; nulla si conosce della sua attività prima del 1626, quando si trasferisce a Roma al servizio del cardinale Antonio Barberini. Insegna a suonare l’arpa alla figlia del pittore Giovanni Lanfranco; da lui ottiene come ricompensa tre dipinti, tra cui una Venere che suona l’arpa dove è raffigurata la grande arpa dorata appartenuta ai Barberini. Nel 1637 Marazzoli è inserito come tenore soprannumerario della cappella pontificia, da marzo 1640 è membro ordinario.
Delle composizioni di questo periodo si ricordano le musiche per il balletto “La pazzia d’Orlando” e, principalmente, l’opera “L’Egisto ovvero Chi soffre speri”, scritta in collaborazione con Virgilio Mazzocchi su libretto di Giulio Rospigliosi, futuro papa Clemente IX. Il lavoro, messo in scena nel 1637 a Palazzo Barberini, è il primo importante esempio di opera comica; viene ripreso due anni più tardi e, per quella occasione, Marazzoli scrive un secondo intermedio, la celebre “Fiera di Farfa” la cui scenografia è attribuibile a Lorenzo Bernini.
Tra il 1640 e il 1642, su richiesta del marchese Cornelio Bentivoglio, realizza alcune opere teatrali a Ferrara; verso la fine del 1643 si reca a Parigi, presso la corte francese, invitato dal cardinale Mazzarino e vi rimane fino a maggio 1645.
Al suo rientro a Roma deve inserirsi in nuovi ambienti a lui, familiare dei Barberini, alquanto ostili; sul soglio pontificio non siede più Urbano VIII ma papa Innocenzo X, al secolo Giovanni Battista Pamphilj.
Anche la sua produzione musicale risente di questo nuovo clima; Marazzoli lascia l’attività teatrale e rivolge le sue attenzioni verso il genere della cantata e dell’oratorio.
Riprende a comporre per il teatro soltanto all’inizio del 1654. In occasione dei festeggiamenti per le nozze tra Maffeo Barberini e Olimpia Giustiniani, nipote di Innocenzo X, scrive con Abbatini le musiche per l’opera “Dal male il bene”; per il carnevale del 1655 compone l’opera “L’armi e gli amori” che, peraltro non viene rappresentata a causa della morte di Innocenzo X. Questi due lavori costituiscono il primo esperimento di trasposizione nel teatro musicale di due commedie spagnole di cappa e spada, sono anche indicativi del mutato orizzonte verso il quale guarda l’opera romana del tempo.
Sotto il pontificato di Alessandro VII Marco Marazzoli diventa uno dei compositori più attivi della corte romana; compone numerose cantate a più voci e musica da eseguire durante le villeggiature papali a Castel Gandolfo. Su incarico del pontefice compone le musiche per il dramma allegorico-morale “La vita umana ovvero Il trionfo della pietà”, libretto di Giulio Rospigliosi, in onore della regina Cristina di Svezia, rappresentato a gennaio del 1656 nel Teatro Barberini.

“La Fiera di Farfa” (intermedio per L’Egisto, estratto)
Les Paladins, dir. Jérôme Correas

“O che sempre” (Aria)
Mariví Blasco, soprano
Juan Carlos Rivera, tiorba

“Io le pene vò cercando” (Oratorio di Santa Caterina)
Katherine Watson, soprano
Ensemble Atalante, Erin Headley

Deh’ non più, Signor non più,
La pietà regni in te,
Signor che vuoi da me
Già moro per Gesù.
Con tormenti, e con la morte
Tenti in vano questo core,
Anon non teme un’alma forte
Che contenta già si more.
Credi a me, deh, credi homai
Che s’à gloria aspiri tu,
Un’altr’alma tentarai.
Deh’ non piú, Signor non piū,
Per veder qual sia mia sorte
Fa ch’io provi aspro il martire,
Vederai che nel morire
L’alma mia pietà non chiede,
Che sia intrepido il cor mio
È, Signor, questa virtù
Del mio sposo e del mio Dio.
Deh’ non piú, Signor non piū,
Deh’ non piú, pietà non piū,
Già moro per Gesù.

 
Arpa Barberini

Arpa Barberini

Prezioso strumento costruito tra il 1605 ed il 1620 per la famiglia Barberini come testimonia lo stemma con le tre api nel fine intaglio ligneo della colonna; l’arpa è stata affidata in uso a Marco Marazzoli e, alla sua morte, è ritornata nella disponilità dei proprietari. La caratteristica più rilevante è rappresentata dall’armatura di tre ordini di corde che consente di eseguire anche le note cromatiche, cioè di produrre alterazioni di un semitono, sebbene priva dei pedali. La tavola ha quattro fori armonici ed il retro delle casse è costituito da undici doghe.
(Museo degli strumenti musicali, Roma)

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