Prokofiev: Sonata per pianoforte n. 7 Op. 83

Sergei Prokofiev: Sonata per pianoforte n. 7 in si bem. magg. Op. 83

La Sonata per pianoforte in si bemolle maggiore n. 7 Op. 83 è la seconda del cosiddetto trittico delle Sonate di guerra; iniziata nel 1939 a Kislovodsk, nel Caucaso, viene completata il 2 maggio 1942 a Tbilisi, in Georgia, dove Prokofiev era stato evacuato insieme ad altri artisti per sfuggire all’assalto nazista.
Le tre sonate, unite per l’intensità e la somiglianza di materiali tematici e delle procedure formali, esprimono i tragici avvenimenti di quegli anni,  e se la sesta sonata può intendersi come l’anticipazione nervosa della seconda guerra mondiale, e l’ottava sonata guarda a quegli eventi in retrospettiva, la sonata numero 7 esprime tutta l’angoscia e le tensioni vissute nel momento reale.
Eseguita a Mosca il 18 gennaio 1943 da un giovane Sviatoslav Richter, la Sonata in si bemolle maggiore viene accolta con grande entusiasmo; grazie alla sua immediata popolarità Prokofiev si aggiudica un Premio Stalin.

Violenti contrasti, aggressività, toni eroici conferiscono a questa composizione una grande carica espressiva; i tre movimenti: Allegro inquieto, Andante caloroso, Precipitato, sono enigmatici, difficili da interpretare, rappresentano quindi un momento di alta gratificazione per ogni pianista.

I movimento – Allegro inquieto
Impetuoso e graffiante, il tema di apertura del primo movimento evolve verso una figura martellante, intensa e insesorabile che, per due volte, è contrastata da una cullante e tranquilla melodia.

II movimento – Andante caloroso
Il movimento centrale è caratterizzato da grande cantabilità. Il tema principale, dolce e romantico, deriva dal Lied Wehmut (Tristezza) di Robert Schumann (Liederkreis op. 39), [Daniel Jaffé in “Sergey Prokofiev: A comprehensive, revealing biography of the versatile Russian composer and pianist“]. La suadente melodia si snoda nel registro medio accompagnata da una ricca tessitura contrappuntistica; animata e ricca di pathos è l’ampia sezione centrale.

III movimento – Precipitato
Tra le pagine più impegnative per un pianista, il movimento finale è costituito da un moto perpetuo; l’irregolarità della battuta e la ripetizione ossessiva della cellula ritmica esprimono con prepotenza  l’affermarsi di una forza vitale, peraltro non necessariamente vittoriosa.

Alexei Sultanov (1969-2005)
XI International Tchaikovsky Competition, Conservatorio di Mosca 1998
(Allegro inquieto – Andante caloroso 07:49 – Precipitato 13:16)

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