Beethoven: Quintetto per pianoforte e fiati Op. 16

Beethoven: Quintetto per pianoforte e fiati in mi bem. magg. Op. 16

Il Quintetto per pianoforte, oboe, clarinetto, fagotto e corno, composto da Beethoven nel 1796 all’età di 26 anni, è una delle composizioni più interessanti del suo primo periodo creativo; dedicato al principe Schwarzenberg, il quintetto viene eseguito per la prima volta il 6 aprile 1797 durante un’Accademia organizzata a Vienna dal violinista Ignazio Schuppanzig.
L’opera ha dei riferimenti precisi alla musica di Mozart: l’Aria di Papageno del Flauto Magico e l’Aria di Zerlina del Don Giovanni, per cui molti studiosi sono dell’opinione che si tratti di un vero e proprio omaggio al genio di Salisburgo.
Beethoven amava spesso eseguire questo Quintetto, tanto che ai primi del 1797 ne trae un Quartetto per pianoforte, violino, viola e violoncello, nel quale, peraltro, risultano sacrificate le sonorità legate ai caratteri timbrici morbidi e flessuosi dei fiati.
Nel Quintetto Op.16 il pianoforte assume guida e rende coerenti i diversi episodi che impegnano i quattro strumenti a fiato; sia nei passaggi concertati, sia nei momenti solistici Beethoven fa risaltare i caratteri timbrici ed espressivi di ciascuno.
Il movimento iniziale, Allegro, ma non troppo, è preceduto da un serioso Grave introdotto dai fiati. Il pianoforte intona una bella e “riconoscibile” melodia, immediatamente ripetuta dai legni; il tema viene trattato ampiamente e alternato ad un secondo soggetto melodico in forma di danza rustica.
Il secondo movimento, Andante cantabile, presenta un tema dolce ed espansivo ripetuto come un rondò; ad ogni ripresa risulta più penetrante e ricco. Episodio centrale caratterizzato dall’intervento sconsolato del corno che contrasta il delizioso dialogo fra oboe e fagotto.
Il Rondò finale, Allegro, ma non troppo, sviluppa un materiale tematico di chiara impronta mozartiana; è presente una seconda delicata melodia, evocata inizialmente dal pianoforte. La conclusione è affidata a una serie di arpeggi e di richiami del corno.

James Levine, pianoforte
Hansjörg Schellenberger, oboe
Karl Leister, clarinetto
Günter Högner, corno
Milan Turković, fagotto

I. Grave (00:32) – Allegro, ma non troppo (03:37)
II. Andante cantabile (13:36)
III. Rondò. Allegro, ma non troppo (21:21)

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