Antoine Brumel

Antoine Brumel (1460? – 1513?)

Antoine Brumel, importante compositore franco-fiammingo, oggi alquanto in ombra rispetto al suo più noto contemporaneo Josquin Desprès, gode nel XVI secolo di una formidabile reputazione; in tutta l’Europa centrale è ammirato principalmente per la sua Messa “Et ecce terrae motus” a 12 voci. Dopo Desprès e Obrecht, Brumel è il terzo compositore di cui Ottaviano Petrucci pubblica un volume di Messe; la sua ampia fama è attestata anche in molte “lamentazioni” a lui dedicate dopo la morte.
Antoine Brumel nasce intorno al 1460, probabilmente a Brunelles, cittadina a pochi chilometri da Chartres dove è attivo come cantore presso la Cattedrale. Dal 1486 opera a Ginevra e a Laon; tra il 1498 e il 1500 è insegnante del Coro dei Bambini di Notre-Dame a Parigi, poi trascorre qualche anno a Lione. Nel 1506 Brumel si reca a Ferrara per assumere l’incarico di maestro di cappella presso la corte di Alfonso I d’Este e nel 1510, quando la cappella viene chiusa, prosegue la sua attività a Faenza e a Mantova, dove probabilmente muore nel 1513. Nulla di lui si conosce dopo questa data; Heinrich Glareanus nel suo trattato “Dodekachordon” scrive che Brumel raggiunse un’età molto avanzata; è certo, peraltro, che la sua “Missa de Beata Virgine”, uno degli ultimi suoi lavori, è stata scritta dopo aver lasciato Ferrara.

L’opera di Antoine Brumel comprende 15 Messe, 34 mottetti, 3 Magnificat e 15 canzoni profane; in quest’ambito utilizza spesso lo stile omoritmico della frottola italiana.
Tutte le sue Messe sono scritte per coro a quattro voci; fa eccezione la Messa “Et ecce terrae motus”, composizione a dodici voci che non trova riscontri nel periodo rinascimentale se non con il mottetto in 40 parti “Spem in alium” di Thomas Tallis. La Messa “terremoto” sopravvive in un unico manoscritto, oggi custodito nella Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera; gli ultimi fogli, che contengono l’Agnus Dei, si sono alterati nel tempo rendendo illegibili alcune parti vocali. Il manoscritto è una copia realizzata nel 1570 ed è stata utilizzata da Orlando di Lasso per un’esecuzione alla Corte bavarese; in esso sono indicati i nomi dei 33 cantanti di corte, tranne i ragazzi, tra cui “Lassus” Tenor II.
Il frammento melodico alla base di questa complessa polifonia proviene dall’antifona pasquale “Et ecce terrae motus est” (Ed ecco, ci fu un movimento della terra); qui Brumel è tra i primi a sperimentare l’organizzazione verticale dei suoni, ovvero gli accordi formati dalle note nelle varie voci, invece del consueto aspetto orizzontale, cioè lo sviluppo delle melodie nelle singole voci. Un lavoro così complicato, scritto per tre voci di soprano, un contralto, cinque tenori e tre bassi, ad un primo, occasionale, approccio può risultare confusionario, un ascolto più attento rivela la sua robusta costruzione basata su diversi modelli ritmici, con sequenze e figurazioni del tutto atipiche per il suo tempo.

Kyrie dalla Messa “Et ecce terrae motus”
Quire Cleveland, dir. Ross W. Duffin

“Mater patris et filia” (Mottetto)
St. Paul’s Chamber Choir, John Smedstad

Sequentia “Dies Irae Dies Illa”
Huelgas Ensemble, Paul Van Nevel

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