Gian Francesco de Majo

Gian Francesco de Majo (1732 – 1770)

Gian Francesco de Majo, brillante compositore teatrale conosciuto come “Ciccio de Majo” o “Ciccillo de Majo”, è autore di una considerevole produzione musicale, peraltro realizzata in pochi anni d’attività; muore a soli 38 anni, affetto da tubercolosi.
Gian Francesco de Majo nasce a Napoli in una famiglia di musicisti; da bambino studia musica con suo padre Giuseppe, organista e direttore dell’orchestra di corte, completa poi la sua formazione sotto la guida degli zii Gennaro Manna e Francesco Feo. Nei primi anni dell’adolescenza suona a titolo gratuito il clavicembalo nell’orchestra del teatro e l’organo presso la cappella di corte; dal 1750 inizia ad essere regolarmente retribuito e nel 1758 diventa secondo organista titolare. In questi anni compone molta musica sacra.
De Majo debutta in campo operistico nel 1759 a Parma con “Ricimero, re dei goti “, accolto con successo anche a Roma. Nel 1760, dopo aver trascorso un periodo di cura a Torre del Greco, compone per il Teatro San Carlo la cantata “Astrea placata”, alla quale seguono le opere “Il prologo” e “Cajo Fabricio”. I suoi lavori, apprezzati a Napoli, vengono richiesti anche in altri teatri d’Italia. Nel 1761, a Livorno, Gian Francesco de Majo fa rappresentare l’opera “Almeria” e l’anno successivo, a Venezia, “Artaserse” che riscuote un grande successo; ottima accoglienza ricevono anche “Catone in Utica” e “Demofoonte”, opere allestite rispettivamente a Torino e a Roma. Nel corso del 1763 Gian Francesco de Majo si sofferma a Bologna dove affina la sua abilità di compositore studiando con Padre Martini. Al suo ritorno a Napoli scrive un prologo per la “Didone abbandonata” di Tommaso Traetta, l’azione sacra “Gesù sotto il peso della croce”; nel febbraio del 1764 si reca a Vienna dove gli è richiesta la composizione di un’opera per l’incoronazione di Giuseppe II d’Asburgo-Lorena “Re dei Romani”.
Gian Francesco de Majo consolida la sua fama di operista con Motezuma (Torino, 1763), “Ifigenia in Tauride” (Mannheim, 1764), e “Alessandro nelle Indie” (Mannheim, 1766).
La sua brillante carriera cessa anzitempo; muore per la tubercolosi mentre attende alla composizione di “Eumene”, opera commissionatagli per il compleanno della regina Maria Carolina d’Austria, della quale riesce a completare soltanto il I atto.
Gian Francesco de Majo, molto apprezzato dai suoi contemporanei, elogiato dal quattordicenne Mozart durante il suo primo viaggio in Italia, è considerato tra gli innovatori del teatro musicale del Settecento, e la sua impronta sarebbe stata certamente più incisiva se fosse vissuto più a lungo. Il suo stile è orientato verso una cantabilità solistica di ampia espressione e le arie col “da capo” sono suddivise in sezioni contrastanti; il recitativo accompagnato è spesso la logica conclusione di un’aria e agisce come tramite per la scena successiva; le parti corali sono spesso festose, vivaci e, talvolta, molto appariscenti.

Motezuma, la conquista del Messico:
Aria di Guacozinga “Ah che in un mar d’affanni”

Maria Grazia Schiavo, soprano
I Turchini, dir. Antonio Florio

Alessandro nelle Indie:
Aria di Poro “Vedrai con tuo periglio”
Poro, re delle Indie: Marie-Belle Sandis (mezzosoprano)
Orchestra Nazionale del Teatro di Mannheim, dir. Tito Ceccherini

Gesù sotto il peso della croce:
Aria “Gravi flagelli impugnano”
Carlo Vincenzo Allemano, tenore
Europa Galante, dir. Fabio Biondi

Gesù sotto il peso della croce:
Aria “Sul doloroso monte”
Roberta Invernizzi, soprano
I Turchini, dir. Antonio Florio

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