Vincenzo Manfredini

Vincenzo Manfredini (1737 – 1799)

Figlio del violinista Francesco Manfredini, Vincenzo Manfredini è autore di molte opere composte per la corte imperiale russa; lascia anche alcuni trattati teorici tra cui “Regole armoniche: o sieno precetti ragionati per apprender la musica“, pubblicato a Venezia nel 1775, con una seconda edizione rivista e ampliata nel 1797, e tradotto in russo da Stepan Anikiyevich Degtyarev, e “Difesa della musica moderna e de’ suoi celebri esecutori“, pubblicato nel 1788 e considerato uno dei più importanti lavori teorici del periodo.
Vincenzo Manfredini nasce a Pistoia e dopo una prima formazione musicale curata dal padre, studia a Bologna con Giacomo Perti e a Milano con Gian Andrea Fioroni. Inizia la sua carriera come cantante d’opera oltre che come compositore; è attivo tra Venezia, Modena, Ferrara e Padova. Agli inizi del 1758 raggiunge Mosca assieme a suo fratello Giuseppe e la compagnia itinerante di Giovanni Battista Locatelli; si sposta poi a San Pietroburgo dove assume l’incarico di maestro di cappella di Carlo Pietro Ulrico di Holstein-Gottorp, zar Pietro III nel 1762, che lo nomina direttore del teatro italiano, mantiene questo incarico anche sotto Caterina II. Durante la permanenza in Russia compone soprattutto opere e balletti, poca musica strumentale, qualche cantata e un Requiem. “La pace degli eroi” è una cantata celebrativa scritta nel 1762 in occasione della pace con la Prussia; nel 1765 riceve la commissione di un brano encomiastico per l’inaugurazione dell’Accademia delle scienze.
L’arrivo nel 1765 a San Pietroburgo di Baldassare Galuppi, con la sua musica particolarmente gradita alla corte, mette in ombra la figura di Vincenzo Manfredini; a lui adesso è affidato il solo compito di comporre balletti da eseguire negli intermezzi delle opere del rivale oltre all’incarico di maestro di clavicembalo per l’erede al trono, Paolo Petrovič Romanov. Manfredini nel 1769 rientra a Bologna dove cerca di affermarsi come operista. A maggio del 1770 va in scena al Nuovo Pubblico Teatro di Bologna l’opera “Armida”, sul famoso libretto di Giacomo Duranti e nel mese di gennaio del 1772 si rappresenta a Venezia il melodramma “Artaserse”; deluso, tuttavia, dagli esiti di questi due lavori, Vincenzo Manfredini si dedica soprattutto all’insegnamento e alla stesura di trattati teorici. Nel 1776 e nel 1781 pubblica alcune sinfonie e quartetti per archi; collabora con il periodico “Il Giornale Enciclopedico d’Italia”, pubblicato a Napoli dal 1785 al 1789.
Chiamato dal suo ex-allievo, lo zar Paolo I, nel 1798 Vincenzo Manfredini ritorna a San Pietroburgo, qui si spegne dopo un lungo periodo di malattia.

Carlo Magno: “Non turbar que’ vaghi rai”
Cecilia Bartoli, mezzosoprano
Jean-Marc Goujon, flauto
I Barocchisti, Diego Fasolis

Carlo Magno: Coro “A noi vivi donna eccelsa”
I Barocchisti, Diego Fasolis

Sonata III in re min.
(Larghetto – Allegro spiritoso – Minuetto)
Fernando De Luca, clavicembalo

I mov.: Allegro, dal Concerto per pianoforte in si bem. magg.
Felicja Blumental, pianoforte
Orchestra del Mozarteum di Salisburgo, dir. Michiyoshi Inoue

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