Schubert – Der Hirt auf Dem Felsen

Franz Schubert – Der Hirt auf dem Felsen (Il pastore sulla roccia), op. 129
Lied per soprano, pianoforte e clarinetto

Franz Schubert compone il lied “Der Hirt auf dem Felsen” nel 1828, qualche mese prima di morire; è una commissione del famoso soprano Anna Milder-Hauptmann, interprete del Fidelio di Beethoven, che gli aveva chiesto un brano con il quale esprimere una vasta gamma di sentimenti. La prima esecuzione è del febbraio 1830, alla Camera dei comedoni di Riga, quando la Milder-Hauptmann riceve la partitura dal fratello di Schubert, Ferdinand.
“Der Hirt auf dem Felsen” rappresenta un interessante e innovativo esperimento di Schubert, infatti si distingue dagli altri suoi lieder, generalmente scritti per voce e pianoforte, non solo per la presenza di un secondo strumento, il clarinetto, ma anche perché è strutturato in più sezioni, e visto che la linea vocale, lo strumento solista e il pianoforte sono strettamente e organicamente intrecciati, può benissimo essere considerato e come musica da camera e come aria concertante.
Il testo comprende sette strofe, le prime quattro e l’ultima provengono dalla poesia “Der Berghirt” di Wilhelm Müller, la quinta e la sesta strofa sono dello scrittore e diplomatico tedesco Karl August Varnhagen von Ense (qualche fonte indica Helmina von Chézy).
La suddivisione è in tre sezioni, ciascuna con tema e ritmo appropriati alla situazione descritta.
La prima parte ha un ritmo dolce e contemplativo. Il pastore col suo gregge è in attesa della primavera quando potrà scendere a valle e rivedere la sua amata; intanto rivolge il suo canto verso la vallata e l’eco di ritorno gli dà la misura della lontanza dal suo amore. Nella seconda sezione l’atmosfera è più triste e il ritmo più lento; esprime il dolore per la solitudine e la nostalgia ricordando la donna amata. La terza parte, più mossa, è significativa della gioia per l’arrivo della primavera e quindi la possibilità di ricongiungersi al suo amato bene.
Il brano inizia e termina sulle note del clarinetto che svolge la funzione di eco e si sovrappone e si alterna al canto.

Anna Lucia Richter, soprano
Blaž Šparovec, clarinetto
Nicholas Rimmer, pianoforte


Wenn auf dem höchsten Fels ich steh’,
In’s tiefe Tal hernieder seh’,
Und singe.

Fern aus dem tiefen dunkeln Tal
Schwingt sich empor der Widerhall
Der Klüfte.

Je weiter meine Stimme dringt,
Je heller sie mir wieder klingt
Von unten.

Mein Liebchen wohnt so weit von mir,
Drum sehn’ ich mich so heiß nach ihr
Hinüber.

In tiefem Gram verzehr’ ich mich,
Mir ist die Freude hin,
Auf Erden mir die Hoffnung wich,
Ich hier so einsam bin.

So sehnend klang im Wald das Lied,
So sehnend klang es durch die Nacht,
Die Herzen es zum Himmel zieht
Mit wunderbarer Macht.

Der Frühling will kommen,
Der Frühling, meine Freud’,
Nun mach’ ich mich fertig
Zum Wandern bereit.

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