Gustav Holst – The Planets

Gustav Holst – The Planets, suite per grande orchestra Op. 32

Nata dall’interesse di Gustav Holst verso l’astrologia, la suite The Planets viene composta tra il 1914 e il 1916. La sua prima parziale esecuzione pubblica, mancano Venus e Neptune, porta la data del 27 febbraio 1919; la suite in versione integrale viene eseguita il 15 novembre 1920 e  riscuote immediatamente ampi consensi, divenendo l’opera più conosciuta e apprezzata del compositore inglese.
The Planets si articola in sette movimenti, ognuno dedicato a un pianeta e al suo carattere astrologico; Holst non prende in considerazione la Terra, né Plutone non ancora scoperto. Le musiche sono molto coinvolgenti, evocative, ma non c’è un filo conduttore a dare unitarietà ai sette movimenti: ogni brano della suite rappresenta un pianeta col suo proprio carisma.
L’ampio organico orchestrale prevede, oltre alla sezione degli archi, 2 arpe, organo e un nutrito gruppo di strumenti a fiato e a percussione. Un coro femminile, nascosto dietro le quinte, interviene nell’ultimo movimento.

I movimento – Mars, The Bringer Of War
John Towner Williams si è ispirato questo movimento per la colonna sonora del film Guerre Stellari.
Marte, il portatore di guerra, viene scritto nel 1914, curiosamente poco prima dell’inizio della Grande guerra. Il primo brano della suite evoca il carattere bellicoso e vendicativo del dio della mitologia graca e romana che dà il nome al pianeta. Ritmi implacabili e forti dissonanze richiamano alla mente una battaglia di enormi proporzioni. Dal pizzicato degli archi e dal leggero brontolio delle percussioni emerge una fanfara degli ottoni che in crescendo coinvolge l’intera orchestra. Brevi sprazzi sonori e poi riprende il tema in crescendo, adesso riproposto in tonalità più cupe.

II movimento – Venus, The Bringer Of Peace
Venere, la portatrice di pace; movimento sereno, placido, ispirato alla figura della dea e alla luminosità del pianeta. È un momento di serenità dopo i toni aggressivi del brano precedente. Il corno, con la risposta dei legni, introduce un tema dolce e cullante; un secondo tema lirico viene esposto dai violoncelli e ripreso in dialogo con gli archi. Nella coda ritorna il tema cullante ma più marcato, quasi a toni di marcia.

III movimento – Mercury, The Winged Messenger
Mercurio, il messaggero alato; ritmi vivaci, per questo pezzo intitolato al pianeta più piccolo del sistema solare, il cui moto di rivoluzione dura soltanto 88 giorni. Incisi ascendenti e discendenti passano velocemente tra i vari gruppi strumentali sottolineati anche dai tocchi argentini della celesta; affannosamente una fanfara propone un tema che, ripreso dagli archi, viene poi enunciato in fortissimo da tutta l’orchestra.

IV movimento – Jupiter, The Bringer Of Jollity
Giove, il portatore di gioia; dedicato al pianeta più grande del sistema solare, il brano è caratterizzato da grande allegria che si stempera in un ampio, maestoso inciso centrale. Qualche anno più tardi, questa parte centrale viene rielaborata nell’inno “I Vow to Thee, My Country” (A te mi offro, mia patria), ancora oggi eseguito nelle cerimonie solenni.

V movimento – Saturn, The Bringer Of Old Age
Saturno, il portatore di vecchiaia; la ciclicità ritmica di questo movimento evidenzia l’inesorabile trascorrere del tempo. È il brano più originale dei sette, il preferito da Holst.
Un tortuoso motivo cromatico s’innesta in un tema discendente proposto da legni, arpa e celesta; gli ottoni iniziano un corteo funebre man mano reso più drammatico dall’intervento degli archi: la vecchiaia avanza. L’episodio si ripete in un processo dinamico che attinge a vari gruppi strumentali;  raggiunge il suo apice con gli accordi scanditi dalle campane e dalle trombe. Improvvisamente la tensione si placa e dopo alcuni  sussulti il movimento si chiude in una serena, rassegnata, lunga coda.

VI movimento – Uranus, The Magician
Urano, il mago; nel sesto movimento è chiara l’influenza dell'”Apprendista stregone” di Paul Dukas. Simile alla danza grottesca di uno stregone, introdotto dagli ottoni e da una improvvisa esplosione dei timpani, il tema principale si snoda enigmatico e attraente, elaborato dalle varie sezioni dell’orchestra. I violoncelli e i corni annunciano un secondo motivo, brusco e spigoloso. Dopo una pausa improvvisa ritorna il tema scherzoso, il cui carattere ironico è sottolineato dai repentini interventi dei legni e dello xilofono. Seguono una breve scala ascendente dell’organo e un nuovo inciso con il tema ironico sostenuto dai timpani, poi la conclusione affidata alle sonorità dell’arpa e della celesta.

VII movimento – Neptune, The Mystic
Nettuno, il mistico; il brano che conclude la Suite presenta un tema evanescente basato sull’alternanza degli accordi di mi minore e do diesis minore. Si possono evidenziare due rimandi a Claude Debussy. Il tema dell’introduzione, proposto dai legni, ricorda vagamente il “Prélude à l’après-midi d’un faune”, l’utilizzo di un coro femminile “senza parole” ricorda quello analogo di “Sirènes” dei Nocturnes; peraltro, questo riferimento sembra abbastanza pertinente poiché sia Nettuno che le Sirene sono figure mitologiche marine.
Il canto del coro femminile è ammaliante, ipnotico, appare come un lontano richiamo proveniente dallo spazio infinito. Nella parte finale il tema si fa sempre più sfumato fino a sparire del tutto.

Orchestra Filarmonica e Coro Femminile di Varsavia
Dirige: Maciej Tarnowski
Maestro del coro: Henryk Wojnarowski
0:35 Mars, the Bringer of War
8:13 Venus, the Bringer of Peace
17:57 Mercury, the Winged Messenger
22:33 Jupiter, the Bringer of Jollity
31:20 Saturn, the Bringer of Old Age
41:11 Uranus, the Magician
47:08 Neptune, the Mystic

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