Brahms – Doppio Concerto Op. 102

Brahms – Doppio Concerto per violino, violoncello e orchestra in la minore Op. 102

Scritto nell’estate del 1887, nella residenza sul lago Thun, il Concerto in la minore per violino, violoncello e orchestra, è l’ultima delle composizioni per strumenti solisti e orchestra di Johannes Brahms. Il Concerto, che Clara Schumann chiama “Versöhnungswerk” (opera di riconciliazione), nasce come omaggio al suo più caro amico, il violinista Joseph Joachim, dopo che il loro rapporto si era fortemente incrinato; il desiderio di riconciliazione si avverte nelle parti affidate ai due solisti che, sistematicamente, più volte, si separano e si ricongiungono. Dopo l’esecuzione in forma privata del 23 settembre 1887 a Baden-Baden, solisti Joseph Joachim e Robert Hausmann, e dopo alcune modifiche alla partitura, il Concerto viene presentato al pubblico il 18 ottobre successivo a Colonia.
In questa composizione, che ripropone il genere della sinfonia concertante molto praticato nella seconda metà del Settecento ma praticamente scomparso nell’età romantica, sono evidenziati i caratteri stilistici più maturi di Brahms; peraltro, l’essenzialità tipica degli schemi classici, la severità formale e le contrapposizioni tra solisti e orchestra, hanno suscitato molte perplessità tra gli estimatori di Brahms tanto che Eduard Hanslick ha definito il Concerto “più scritto che ispirato”.

I movimento – Allegro
Il movimento iniziale, ricco di numerose idee tematiche, si apre con un attacco drammatico dell’orchestra seguito da una grande cadenza in due episodi, il primo riservato al violoncello e il secondo ad un serrato dialogo tra i due solisti; successivamente tutta l’orchestra presenta in fortissimo il primo gruppo tematico. Un motivo ascendente sincopato, un brevissimo cantabile degli archi e ripetute terzine discendenti preparano al secondo gruppo tematico dove prevale il motivo dell’introduzione, adesso affidato ai legni e ai violini. Dopo l’esposizione orchestrale i solisti riprendono il tema di apertura, variandolo in una fitta tessitura polifonica; in una logica di contrasti si alternano i tutti orchestrali e gli interventi solistici. La coda finale è sostanzialmente basata sulla ripresa del tema principale.

II movimento – Andante
Il movimento centrale è permeato da intenso lirismo, un canto commosso, sognante, velato di malinconia.
Due brevi interventi dei corni preludono ad una ampia melodia cantabile affidata ai due solisti, poi interrotta dall’intervento orchestrale. Due distinti motivi impegnano in forma rapsodica violino e violoncello; ritornano sovrapposti nella chiusa finale.

III movimento – Vivace non troppo
L’ultimo movimento mostra il prevalere del violoncello, alle cui proposte il violino interviene in eco.
A differenza del movimento iniziale, il discorso musicale si snoda strettamente intrecciato tra solisti e orchestra in una sorta di rondò; il ritornello, presentato prima dal violoncello e poi dal violino, e brevemente elaborato, viene poi ripreso dall’intera orchestra. L’ampia e ricca coda è costituita dalla rielaborazione del tema principale del ritornello.

Anne-Sophie Mutter, violino
Maximilian Hornung , violoncello
Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, Mariss Jansons

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