Amilcare Zanella

Amilcare Zanella (1873 – 1949)

Pianista e didatta, compositore originale nella tecnica e nell’espressione, promotore del repertorio cameristico austro-tedesco, Amilcare Zanella oggi è quasi del tutto dimenticato.
Nato a Monticelli d’Ongina, Piacenza, Amilcare Zanella mostra sin da bambino spiccate attitudini musicali; studia a Cremona con Emilio Andreotti, poi al Conservatorio di Parma è allievo di Giusto Dacci, Stanislao Ficcarelli e Giovanni Bottesini.
Zanella è un precoce compositore; all’età di 14 anni scrive un Adagio per archi, molto apprezzato, con il quale si guadagna la nomina a maestro della banda locale. Nel 1890, appena diciassettenne, al Teatro Regio di Parma affronta con successo il ruolo di maestro concertatore e direttore d’orchestra. Diplomatosi in pianoforte, intraprende la carriera concertistica. Nel 1893 si reca a Buenos Aires per una serie di concerti; rimane poi in Sud America fino al 1901. Ritornato in Italia, Zanella assume nel 1903 la direzione del Conservatorio di Parma e, l’anno seguente, quella del Conservatorio di Pesaro. Il 12 agosto 1905 Amilcare Zanella conquista il pubblico pesarese con un grande concerto sinfonico durante il quale dirige la Terza sinfonia di Beethoven, la Sinfonia della Semiramide di Rossini, musiche di Lully, Wagner, Sibelius e un suo poema sinfonico dal titolo “Fede”. Nel 1921 fonda le Società del Quartetto di Pesaro e di Ascoli Piceno. Come direttore d’orchestra e come pianista, in trio con Giovanni Chiti, violino, e Nerio Brunelli, violoncello, ottiene sempre il favore del pubblico.
Nell’ottobre 1940 Amilcare Zanella lascia, dopo 35 anni di lusinghiero servizio, l’Istituzione musicale pesarese; trascorre in solitudine e povertà l’ultimo periodo della sua vita, per sopravvire deve impegnare il suo pianoforte e alcuni preziosi ricordi, tra cui l’orologio donatogli dalla regina Margherita di Savoia.
Come compositore Amilcare Zanella si dedica soprattutto alla musica strumentale; la sua musica è caratterizzata da vivacità ritmica e colore. La Sulamita, presentata a Piacenza l’11 febbraio 1926, è ritenuta la sua migliore opera lirica.

Sonata in La maggiore Op 72 per violoncello e pianoforte
00:55 – Allegro vivace
11:08 – Adagio espressivo, Scherzando, Adagio espressivo
20:03 – Allegretto
Giulia Lanati, violoncello
Marco Alpi, pianoforte

Quintetto op.64 per 2 violini, viola, violoncello e pianoforte
Andante, allegro moderato – Andante e scherzo – Finale, presto
Kaori Ogasawara e Maria Luisa Ugoni, violini
Wim Janssen, viola
Giulia Lanati, violoncello
Marco Alpi, pianoforte

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