Ravel: Shéhérazade, per soprano e orchestra

Maurice Ravel: Shéhérazade, tre poesie per soprano (o tenore) e orchestra

Affascinato sin da bambino dall’esotico mondo orientale, Maurice Ravel nel 1898, quando ancora è uno studente del Conservatorio parigino, ha in mente di comporre un’opera basata sulle “Mille e una notte” di Antoine Galland. Questo progetto non sarà mai realizzato, tuttavia Ravel completa l’ouverture, il suo primo lavoro orchestrale, che intitola “Shéhérazade”. Il brano, che prende spunto dall’omonima suite sinfonica di Rimsky-Korsakov, viene eseguito nel 1899 presso la Société Nationale de Musique dall’orchestra diretta dallo stesso Ravel; mancando di originalità ed essendo troppo evidente l’influenza della musica russa, l’ouverture viene poi ritirata. Alcuni frammenti però saranno riutilizzati nel 1903 quando Ravel, leggendo le poesie orientali di Tristan Klingsor (il poeta, musicista, pittore e critico d’arte francese Léon Leclère), trova ispirazione in tre liriche, “Asie”, “La flûte enchantée” e “L’indifférent”, che raccoglie in un poema sinfonico per voce e orchestra dal titolo Shéhérazade. La prima esecuzione ha luogo a Parigi, Salle du Nouveau-Théâtre, il 17 maggio 1904, in un concerto di grande successo con il soprano Jeanne Hatto e con l’orchestra diretta da Alfred Cortot. I tre pezzi, nell’ordine, sono dedicati rispettivamente a Jeanne Hatto, a Madame René de Saint-Marceaux e a Emma Bardac.

Asie (Très lent)
Dei tre, questo è il brano più esteso. Scritto nella fosca tonalità di mi bemolle minore, evoca immagini diverse e mutevoli del mondo orientale; le sonorità orchestrali, delicate, sobrie, all’inizio quasi riservate, si ravvivano un po’, gradualmente. L’apertura è affidata al tremolo degli archi sui quali l’oboe innesta una cangiante melodia. La ripetizione continua di “je voudrais voir…” esprime il desiderio del poeta, o del narratore, di evadere dalla realtà quotidiana fantasticando su lusinghe esotiche.

La flûte enchantée (Très lent)
Questo, e il brano successivo, sono notevolmente più brevi di “Asie”. Una giovane schiava osserva il suo maestro addormentato mentre all’esterno della casa il suo innamorato intona una melodia di volta in volta languida, triste e gioiosa. La linea del canto, invece, è quasi statica ed esprime lo stato di estasi, di suggestione della voce narrante.

L’indifférent (Lent)
Con poche, austere, linee melodiche Ravel crea un clima di sopore e di seduzione tipicamente orientale; il motivo cullante degli archi ricorda i Nocturnes di Debussy. Il poeta, o il suo narratore immaginario, è turbato dal fascino di una giovinezza androgina.

Christiane Karg, soprano
hr-Sinfonieorchester, dir. Stanisław Skrowaczewski

ASIE

Asie,
Vieux pays merveilleux des contes de nourrice
Où dort la fantaisie comme une impératrice
En sa forêt tout emplie de mystère
Asie,
Je voudrais m’en aller avec la goëlette
Qui se berce ce soir dans le port,
Mystérieuse et solitaire
Et qui déploie enfin ses voiles violettes
Comme un immense oiseau de nuit dans le ciel
Je voudrais m’en aller vers les îles de fleurs
En écoutant chanter la mer perverse
Sur un vieux rythme ensorceleur
Je voudrais voir Damas et les villes de Perse
Avec les minarets légers dans l’air;
Je voudrais voir de beaux turbans de soie
Sur des visages noirs aux dents claires;
Je voudrais voir des yeux sombres d’amour
Et des prunelles brillantes de joie
Et des peaux jaunes comme des oranges
Je voudrais voir des vêtements de velours
Et des habits à longues franges
Je voudrais voir des calumets entre des bouches
Tout entourées de barbe blanche
Je voudrais voir d’âpres marchands aux regards louches,
Et des cadis, et des vizirs
Qui du seul mouvement de leur doigt qui se penche
Accorde vie ou mort au gré de leur désir
Je voudrais voir la Perse, et l’Inde et puis la Chine
Les mandarins ventrus sous les ombrelles
Et les princesses aux mains fines,
Et les lettrés qui se querellent
Sur la poésie et sur la beauté;
Je voudrais m’attarder au palais enchanté
et comme un voyageur étranger
Contempler à loisir des paysages peints
Sur des étoffes en des cadres de sapin
Avec un personnage au milieu d’un verger;
Je voudrais voir des assassins souriant
Du bourreau qui coupe un cou d’innocent
Avec son grand sabre courbé d’Orient
Je voudrais voir des pauvres et des reines
Je voudrais voir des rosés et du sang
Je voudrais voir mourir d’amour ou bien de haine
Et puis m’en revenir plus tard
Narrer mon aventure aux curieux de rêves
En élevant comme Sindbad ma vieille tasse arabe
De temps en temps jusqu’à mes lèvres
Pour interrompre le conte avec art…

ASIA

Asia,
antico paese favoloso dei racconti dell’infanzia
in cui la fantasia come un’imperatrice
dorme nella sua foresta tutta piena di mistero
Asia,
vorrei andarmene con la goletta
che si culla stasera nel porto,
misteriosa e solitaria
e che spiega finalmente le sue vele violette
come un immenso uccello notturno nel cielo
vorrei andarmene verso le isole fiorite
ascoltando cantare il mare perverso
su un vecchio ritmo ammaliatore
vorrei vedere Damasco e le città della Persia
con nell’aria esili minareti;
vorrei vedere bei turbanti di seta
su visi neri dai denti rilucenti;
vorrei vedere occhi cupi d’amore
e pupille brillanti di gioia
e pelli gialle come arance
vorrei vedere vestimenti di velluto
e abiti dalle lunghe frange
vorrei vedere dei calumet nelle bocche
circondate da una barba bianca
vorrei vedere abili mercanti dagli sguardi subdoli,
e dei cadì, e dei visir
che con il semplice abbassare del loro dito
accordano la morte o la vita
secondo, il loro piacere
vorrei veder la Persia, e l’India e poi la Cina
i mandarini panciuti
sotto gli ombrellini
e le principesse dalle mani sottili,
e i letterati che discutono accaniti
sulla poesia e sulla bellezza;
vorrei fermarmi nel palazzo incantato
e come un viaggiatore straniero
contemplare a mio piacere dei paesaggi dipinti
su stoffe incorniciate d’abete
con un personaggio in mezzo ad un giardino;
vorrei vedere assassini che sorridono
del carnefice che mozza il capo a un innocente
con la sua grande curva sciabola d’Oriente
vorrei vedere poveri e regine
vorrei vedere rose e sangue
vorrei veder morire d’amore oppure di odio
e ritornarne dopo
a narrare la mia storia a quelli che amano i sogni
alzando come Sindbad la mia vecchia tazza araba
di tanto in tanto fino alle mie labbra
per interrompere ad arte il mio racconto…

LA FLÛTE ENCHANTÉE

L’ombre est douce et mon maître dort
Coiffé d’un bonnet conique de soie
Et son long nez jaune en sa barbe blanche
Mais moi, je suis éveillée encor
et j’écoute au dehors
Une chanson de flûte où s’épanche
Tour à tour la tristesse ou la joie
Un air tour à tour langoureux ou frivole
Que mon amoureux chéri joue
Et quand je m’approche de la croisée
II me semble que chaque note s’envole
De la flûte vers ma joue
Comme un mystérieux baiser.

IL FLAUTO MAGICO

L’ombra è dolce e il mio signore dorme
sotto un berretto conico di seta
il lungo naso giallo nella sua barba bianca
ma io, io veglio ancora
e ascolto, fuori,
la canzone di un flauto che diffonde
di volta in volta la gioia o la tristezza
un motivo di volta in volta languido o frivolo
che suona il mio diletto innamorato
e quando mi avvicino alla finestra
mi sembra che ogni nota s’involi
dal flauto verso la mia guancia
come un bacio misterioso.

L’INDIFFERENT

Tes yeux sont doux comme ceux d’une fille
Jeune étranger
Et la courbe fine
De ton beau visage de duvet ombragé
Est plus séduisante encor de ligne.
Ta lèvre chante sur le pas de ma porte
Une langue inconnue et charmante
Comme une musique fausse…
Entre! Et que mon vin te réconforte…
Mais non, tu passes
Et de mon seuil je te vois t’éloigner
Me faisant un dernier geste avec grâce
Et la hanche légèrement ployée
Par ta démarche féminine et lasse…

L’INDIFFERENTE

Hai gli occhi belli come una ragazza
giovane straniero,
e la curva fine
del tuo bel viso ombreggiato di peluria
ha una linea ancor più seducente.
Canta il tuo labbro sulla mia soglia
una lingua sconosciuta e incantevole
come una nota falsa…
Entra. E che il mio vino ti ristori…
Ma no, tu passi
ti vedo allontanare dalla soglia
facendomi un ultimo gesto grazioso
con l’anca piegata leggermente
nel tuo passo stanco e femminile…

 

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