Debussy – Première Rhapsodie per clarinetto

Claude Debussy – Première Rhapsodie
(per clarinetto e pianoforte, per clarinetto e orchestra)

La Première Rhapsodie di Debussy, oggi uno standard nella letteratura del clarinetto, un brano che non può mancare nel repertorio del clarinettista evoluto, è uno dei pochi pezzi per strumento a fiato solista del compositore francese. Concepita in origine per clarinetto con accompagnamento di pianoforte,  la Prima Rapsodia , a volte indicata semplicemente Rapsodia non esistendo una seconda, nasce come saggio di fine corso 1910 per  gli studenti di clarinetto del Conservatorio di Parigi; nella sua organizzazione in due parti è conforme alle rigide prescrizioni del regolamento: una sezione più lenta che evidenzia le capacità liriche del candidato e una più brillante per farne risaltare le abilità tecniche.
La Rapsodia viene eseguita per la prima volta in un concerto pubblico il 16 gennaio 1911, alla Salle Gaveau di Parigi,  da Prosper Mimart, professore del Conservatorio dedicatario del brano, e da Debussy al pianoforte; visto il clamoroso successo, Debussy decide di riscrivere la partitura per clarinetto e orchestra. Questa nuova versione, approntata durante l’estate senza essere una sostanziale espansione o rielaborazione,  prevede oltre al clarinetto solista, la sezione degli archi, 2 arpe, 3 flauti, 3 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, 3 fagotti, 4 corni, 2 trombe e percussioni; la sua prima esecuzione avviene a San Pietroburgo nel mese di dicembre 1911, durante una tournée effettuata da Debussy in Russia. Il pubblico parigino, invece, conoscerà la Rapsodia per  clarinetto e orchestra  soltanto otto anni più tardi, in un Concerto Pasdeloup del 3 maggio 1919.
Nella breve sezione di apertura, indicata come “sognante lento”, la musica di Debussy è languida e serena. La seconda sezione, “moderatamente animata”, inizia con un passaggio allegro ed elegante del clarinetto seguito da un momento molto lirico; il finale è vigoroso e turbolento.
Debussy mette in luce tutte le possibilità timbriche del clarinetto, ai toni lirici si alternano impegnativi passaggi tecnici con rapidi trilli e salti argentini. Il clarinetto dialoga con l’orchestra senza prevalere, in uno scambio continuo di atmosfere vellutate e delicati impasti timbrici.

Annelien Van Wauwe, clarinetto
Lucas Blondeel, pianoforte

Wenzel Fuchs, clarinetto
Orchestra Filarmonica di Berlino, dir. Simon Rattle

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