Benjamin Britten – Ballad of Heroes Op. 14

Benjamin Britten – Ballad of Heroes, cantata per tenore (soprano), coro e orchestra Op. 14

Composta nel 1939, prima opera di successo di Britten a sfondo politico, La Ballata degli Eroi è dedicata agli uomini del Battaglione britannico della Brigata Internazionale caduti in Spagna nella lotta contro il fascismo; viene eseguita per la prima il 5 aprile 1939
alla Queen’s Hall di Londra, durante un concerto del Festival of Music for the People.
Lavoro altamente drammatico, Ballad of Heroes è costruita sui testi significativi di Randall Swingler e Wystan Hugh Auden, riorganizzati da Benjamin Britten in tre movimenti: “Marcia funebre” (Randall Swingler), “Danza della morte” (W.H. Auden), “Recitativo e corale” (Swingler e Auden). I versi di Auden sono d’impostazione pacifista, quelli di Swingler incitano alla battaglia e, mentre onorano quegli inglesi che volontariamente hanno guerreggiato contro il fascismo, esprimono condanna e biasimo per i “ciechi e i codardi” che hanno rifiutato di combattere.
In questa composizione Britten si dimostra molto abile nel padroneggiare le grandi forme e adattare la musica al testo; la scrittura per il coro non è particolarmente difficile, la parte orchestrale è molto complessa anche per la presenza di un’ampia sezione di percussioni, compresi xilofono, grancassa, rullante, tam-tam, frusta, piatti e una fanfara di tre trombe fuori scena.
I tre movimenti si susseguono senza soluzione di continuità, iniziando con la Marcia funebre. Le trombe fuori campo propongono una melodia poi ripresa dai violoncelli; il coro entra all’unisono e conferisce grande solennità all’atmosfera dolorosa. Interventi contrastanti degli archi e delle trombe si accompagnano a grida di battaglia. La Danza della morte accresce l’ambientazione macabra. Il coro si esprime in progressione fugale, frasi brevi e acute interrompono l’inarrestabile procedere dell’orchestra. Il finale è un Recitativo sui versi di Auden. Il canto elegiaco del tenore si combina con la musica oscura degli ottoni e delle percussioni; si evocano immagini di guerra, desolazione e pestilenze. Nella parte conclusiva, però, Britten esprime speranza; mescolando l’ultima parte del poema di Auden con quella di Swingler, crede nella costruzione di un mondo migliore, dove regna l’amore e il nemico e il vigliacco saranno perdonati. La musica poi si dissolve nel silenzio, ma le fanfare fuori campo sono ancora premonitrici di guerra.

Martyn Hill, tenore
London Symphony Orchestra & Choir, dir. Richard Hickox
I. Marcia funebre
II. Danza della morte (6:29)
III. Recitativo e corale (10:52)

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