Joaquín Turina – Trio per pianoforte n. 1

Joaquín Turina – Trio per pianoforte n. 1 in re minore Op. 35

Composto nel 1926, e nello stesso anno vincitore del Concorso Nazionale Spagnolo, il Trio con pianoforte in re minore non è in realtà il primo trio di Joaquín Turina; nel 1904 ne aveva composto uno in fa maggiore rimasto quasi sconosciuto. Dedicato all’Infanta di Spagna, Isabella di Borbone, il Trio in re minore viene eseguito per la prima volta il 5 luglio 1927 presso la Società Anglo-Spagnola di Londra; al pianoforte lo stesso compositore, al violino Enid Balby e al violoncello Lily Phillips. La prima esecuzione in Spagna, 21 aprile 1928, ha luogo presso la Società Filarmonica di Madrid con il Sandor Trio.

In questa composizione, a differenza del citato Trio in fa maggiore, Turina adotta uno stile molto più personale in cui le influenze parigine si fondono con l’ispirazione derivante dal folkore della sua terra natia.
Il brano si articola in tre movimenti: Preludio e Fuga (Lento, Andante); Tema e Variazioni (1-5); Sonata (Allegro).
Nel movimento iniziale Turina unisce le tecniche della scuola francese contemporanea con quelle degli antichi maestri tedeschi. Nella lenta introduzione i due archi presentano un tema malinconico discendente al quale si contrappone il ritmo puntato del pianoforte. La Fuga (all’inverso: inizia dallo stretto) ha per soggetto un tema delicato del pianoforte; lo sviluppo energico e appassionato è sostenuto da un elaborato contrappunto del pianoforte, poi il movimento termina in silenzio.
Il secondo movimento inizia con un soggetto aggraziato introdotto dal violoncello sugli accordi del pianoforte; l’idea tematica è prettamente spagnola, come evidenziano le cinque variazioni che evocano, ciascuna, una danza delle diverse regioni: la Muñeira della Galizia; il Chotis, danza originaria della Boemia e diffusa ampiamente in Spagna; lo Zortziko, ritmo dei Paesi Baschi; la Jota aragonesa e la Soleá dell’Andalusia, la terra natale di Turina. Il movimento si chiude con il tema nella sua forma originale, affermato dal violoncello sulla replica del violino.
Il terzo movimento, in forma-sonata, rielabora in gran parte il materiale tematico d’apertura conferendo unitarietà all’intera composizione. Breve apparizione anche della fuga, poi la conclusione affidata agli accordi potenti del pianoforte.

Jascha Heifetz, violino
Gregor Piatigorsky, violoncello

Leonard Pennario, pianoforte
I. Preludio e Fuga: Lento, Andante
II. Tema e Variazioni (05:57)
III. Sonata: Allegro (13:32)

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